L’ultima follia del nuotatore verde
NUOTO. Lewis Gordon Pugh, sportivo estremo, ha deciso di attraversare le gelide acque di un lago ai piedi del monte Everest per sensibilizzare alla causa dei ghiacciai himalaiani.
Lewis Gordon Pugh è noto agli amanti dello sport estremo per essere un fervente ambientalista. Originario di Plymouth in Inghilterra e prossimo ai quarant’anni, questo personaggio al di sopra delle righe ha annunciato al mondo la sua prossima sfida: nuotare in un laghetto himalaiano, ma non indossando una muta termica bensì solo un costume, una cuffia e un paio di occhialini. Una scelta dissennata, estrema per l’appunto; ma Pugh non è nuovo ad avventure del genere, perché due anni fa si immerse nel mar Glaciale Artico per richiamare allora l’attenzione pubblica sullo scioglimento della calotta polare.
La singolarità sembra essere una caratteristica della sua famiglia, che vanta tra gli antenati il missionario William Carey, esperto filologo e giornalista d’avanguardia in India durante il periodo della colonizzazione inglese. Il padre di Lewis, Gordon, era un pezzo grosso della marina britannica, pluridecorato e dai molteplici ed eccentrici interessi. Grande collezionista di ceramiche antiche, fu uno dei pochi ad assistere al primo test nucleare inglese nel 1952. Il giovane Lewis crebbe seguendone gli spostamenti nel mondo e in particolare in Sudafrica, dove sviluppò la passione per la natura.
Nuotò tutti i 321 chilometri del Tamigi, percorse le più tiepide acque delle Maldive ma controcorrente, attraversò in canoa il mare che separa le isole Svalbard dal Polo Nord: sempre con una causa ecologista da promuovere e con uno sponsor tecnico a finanziare il tutto. In Africa tornò poi l’anno scorso per documentare, insieme al premio Nobel per la Pace Desmond Tutu, i risultati del cambiamento climatico nel continente, poi presentati a Copenaghen lo scorso dicembre. Tra qualche settimana, esattamente il 22 maggio prossimo, Pugh proverà a immergersi nel gelo di un bacino all’interno del ghiacciaio Khumbu, ai piedi del monte Everest a quota 5300 metri.
Dovrà resistere venti minuti in acque la cui temperatura è prossima allo zero. «Questi territori non sono solo ghiaccio, sono una vera fonte di vita perché forniscono acqua ad un quinto della popolazione mondiale - ha commentato Pugh nel presentare il progetto - e la regione himalaiana dell’Hindu Kush ha registrato negli ultimi anni un innalzamento di un grado centigrado, generando un rapido scioglimento del ghiaccio». Quanto detto è cosa più che vera; interi ghiacciai sono completamente scomparsi ridisegnando la geografia della zona. Per esempio il lago Imja, dove Pugh si sta allenando, si è formato a causa dello scioglimento dell’omonimo ghiacciaio.
A maggior ragione, sostiene il nuotatore, «noi dobbiamo fare tutto il possibile per aumentare la consapevolezza del problema generato dal surriscaldamento del pianeta». E il possibile, per Pugh, è quello di sfidare la natura per avere le attenzioni dei media.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







