L’unità è ancora lontana

Manuele Bonaccorsi
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CGIL. Ieri a Rimini è stato il giorno della minoranza. Sul palco gli esponenti della seconda mozione, contraria alla linea di Epifani. Podda sembra aprire al dialogo, Cremaschi è per un sindacato di «opposizione sociale».

Il congresso della Cgil è  stato il giorno della minoranza e del dibattito interno. Sono intervenuti Carlo Podda, ex segretario della Funzione pubblica e Giorgio Cremaschi, portavoce della Rete 28 aprile, la componente di sinistra della Cgil. Ossia i principali esponenti, insieme al segretario della Fiom Gianni Rinaldini, della seconda mozione, che ha contestato la linea di Epifani, raccogliendo il 17 per cento dei voti, e che è sembrata dividersi. Da un lato Podda, che ha lasciato a Rossana Dettori la carica di segretario della Funzione pubblica dopo aver perso la battaglia all’interno della categoria.
 
Il suo intervento è sembrato riaprire il dialogo con la maggioranza: «L’auspicio è che la Cgil esca dal congresso più unita di quanto vi sia entrata», ha affermato Podda, che si è detto d’accordo alla proposta di Epifani di lavorare a una modifica dell’accordo sul modello contrattuale firmato da Cisl e Uil, ma non dalla Cgil, e che ha apprezzato le aperture di Bonanni rivolte mercoledì ai delegati della Cgil. Anche se, ha precisato Podda «non possiamo limitarci ad amministrare il presente e a ridurre il danno».
 
Poco dopo, l’intervento di Giorgio Cremaschi riapre il duro scontro politico che ha diviso la Cgil negli ultimi mesi di congresso: «C’è un vuoto nella relazione di Epifani: manca un giudizio su come imprese e banche stanno affrontando la crisi. Ed è questo anche il punto primo di dissenso con altre organizzazioni. La grande impresa usa la crisi per distruggere il sistema contrattuale e dei diritti,  pensa a colpire le pensioni, lo Statuto dei lavoratori, vuole più ore di lavoro e meno diritti». Secondo Cremaschi, la priorità non è il recupero dell’unità sindacale e la riapertura del dialogo con Confindustria, ma caratterizzare la Cgil «per un forte ruolo di opposizione sociale».
 
Nella giornata di dibattito, entrano duramente anche due notizie. Da un lato la proposta, del ministro Tremonti, di una nuova manovra, 25 miliardi in due anni, che per molti delegati della Cgil rischia di trasformarsi in un nuovo massacro sociale, nuovi tagli alla spesa pubblica e al welfare. In totale contrasto con quanto proposto da Guglielmo Epifani, che aveva lanciato l’idea di un piano di spesa pubblica per riagganciare la crescita. Piano bollato con disprezzo dal ministro Sacconi, come una «via greca al socialismo».
 
Ma a destare maggiori preoccupazione è una intervista pubblicata da Libero al segretario Cisl Bonanni. Titolo inequivocabile: «Ora possiamo cambiare lo statuto dei lavoratori». Si tratta, a quanto pare, di un’intervista realizzata prima del Congresso Cgil, ma pubblicata, come una dose di veleno per l’unità sindacale, proprio subito dopo le aperture di Bonanni alla Cgil. Molti esponenti della minoranza, tra cui Podda e Cremaschi ribattono duramente: «Se il governo vuole toccare lo statuto dei lavoratori sarà sciopero generale».
 
Epifani si dice pronto a sedere al tavolo: «ma se riemergeranno proposte simili a quella dell’arbitrato, la Cgil proclamerà nuove iniziative di lotta». La via dell’unità sindacale, insomma, è ancora in salita.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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