La paura di Anemone
INCHIESTA G8 Il costruttore rompe il silenzio per mandare un messaggio a qualcuno: «Io non parlo». Intanto va aggravandosi la posizione dell’ex generale della Finanza, ora ai Servizi segreti, Pittorru
Diego Anemone ha rotto il silenzio. Per smentire la sua collaborazione con la giustizia. Una non notizia, quindi, sembra nascondere la vera notizia. Il costruttore, al centro dell’inchiesta sugli appalti dei grandi eventi, vuol far sapere che non sta parlando. La precisazione è giunta direttamente dai legali di Anemone che ieri, a margine dell’udienza in programma davanti al gip del capoluogo umbro per esaminare la richiesta della Procura di commissariare le aziende del costruttore, hanno sottolineato che Anemone non ha reso interrogatori «o fatto dichiarazioni spontanee e soprattutto non ha fatto alcuna ammissione».
Allo stesso tempo, fonti vicine all’inchiesta rivelano che va aggravandosi la posizione del generale della Guardia di finanza, ora all’Aisi, Francesco Pittorru. L’ufficiale è indagato per corruzione, alla luce del mancato ritrovamento di una scrittura privata, della quale ha parlato lo stesso Pittorru, che proverebbe - secondo il generale - un prestito da lui contratto con l’imprenditore Diego Anemone. Sostiene successivamente che quel documento gli è stato rubato e invita gli inquirenti a chiederlo ad Anemome. Questi, domenica 9 maggio, riceve la notifica di un decreto di perquisizione, per la ricerca della scrittura privata, poco prima di uscire dal carcere alla scadenza dei termini di custodia cautelare. «Diego Anemone - hanno spiegato i suoi difensori - ha semplicemente dichiarato di non essere in possesso della documentazione richiesta. Non ha reso interrogatori, non ha reso dichiarazioni spontanee e, soprattutto - hanno aggiunto - non ha fatto ammissioni».
La perquisizione viene fatta da ufficiali del Ros dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza domenica scorsa subito dopo la scarcerazione di Anemone, ma con esito negativo quanto alla scrittura privata. L’inchiesta intanto va avanti. E resta a Perugia, come ha deciso ieri il tribunale del Riesame che ha accolto l’appello dei pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. Il Riesame ha anche rigettato la richiesta di arresto per il commercialista Stefano Gazzani e l’ex commissario per i mondiali di nuoto a Roma, Claudio Rinaldi. L’attenzione della procura umbra è ora concentrata sui computer di Stefano Gazzani, il commercialista di Diego Anemone e di altri personaggi coinvolti nell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. I pc sono stati sequestrati dai magistrati del capoluogo umbro. Gli inquirenti stanno ora verificando il contenuto ed esaminando tutti i file all’interno. I pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi sono inoltre in attesa delle rogatorie disposte su diversi conti esteri (in particolare a San Marino e in Lussemburgo ma anche in altri Paesi esteri) ritenuti riconducibili a personaggi coinvolti nell’inchiesta.
Gli stessi pm sono pronti in qualsiasi momento ad ascoltare Anemone. Continua, poi a far discutere la cosiddetta “lista”, l’elenco dei circa 400 nominativi che hanno usufruito di prestazioni da parte delle imprese riferibili all’imprenditore. Sia la procura di Roma sia quella di Firenze erano all’oscuro della sua esistenza. In una nota il Procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara precisa che la lista «non è mai stata trasmessa, comunicata o comunque portata a conoscenza dalla Procura della Repubblica di Roma». Dalla Toscana stessa musica: «Mai vista».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






