Le banche e i disavanzi sanitari
ANALISI. Con il federalismo fiscale è tempo di una riflessione su come cambiare il sistema di finanziamento dei deficit.
La situazione esplosiva di alcune Regioni a causa del disavanzo prodotto dalla gestione della Sanità induce a fare delle riflessioni circa le modalità che l’impalcatura normativa vigente ha delineato per la sua copertura.
1. I disavanzi sanitari sono il differenziale tra costi e ricavi della Sanità. Ora il disavanzo può derivare da due fattori: a) gestione inefficiente; b) sottostima del fabbisogno o dalla combinazione dei due fattori.
2. Il fabbisogno sanitario è finanziato dal Fondo Sanitario Nazionale ripartito tra le Regioni dal CIPE, in base ad una serie di fattori che non possiamo approfondire in questa sede.
3. Il disavanzo è finanziato con fondi propri regionali, che se non esistono, vengono reperiti con una manovra fiscale che colpisce l’IRAP privata e l’addizionale regionale all’IRPEF.
4. Il disavanzo che viene registrato alla fine di un esercizio viene finanziato dalla manovra fiscale dell’anno successivo, che entrerà nelle casse della Regione: per la parte relativa all’IRAP privata nel medesimo anno; per la parte relativa all’addizionale regionale all’IRPEF nell’anno successivo, quindi due esercizi dopo il manifestarsi del disavanzo.
5. Il ritardo strutturale per il pagamento delle fatture che hanno provocato il disavanzo è dunque almeno 1-2 anni.
6. Questo ritardo ha un costo di interessi per la pubblica amministrazione, ma anche per i fornitori che si fanno anticipare i fondi dalle banche. Queste ultime, infatti, prendono anticipatamente gli interessi per la cessione da parte dei fornitori e successivamente da parte delle regioni a seguito dei ritardi rispetto alle scadenze prestabilite.
Questo quadro è aggravato da una serie di burocratismi che non tengono conto della già difficile situazione creata dal disallineamento di cassa generato dalla normativa vigente. Infatti:
1. Fino al 2008 la manovra fiscale regionale veniva incassata dallo Stato e riversata alla regione dopo la chiusura dei conti. Circostanza che avveniva dopo un paio di anni. A volte le regioni hanno ottenuto, con difficoltà, delle anticipazioni sulle manovre di loro spettanza.
2. Dal 2009 la manovra fiscale regionale viene versata mensilmente dallo Stato alle regioni così come viene incassata, ma per un perverso gioco di stime sulle entrate fiscali invece di finanziare il disavanzo sanitario, va a finanziare, riducendole, le anticipazioni che lo stato dovrebbe dare alle regioni per garantire il fondo sanitario regionale attribuito dalla delibera cipe.
3. Il risultato è che, ad esempio, la manovra 2008 incassata nel 2009 nel Lazio, pari a 873 mln, è stata trattenuta dallo Stato per recuperare le anticipazioni date nel corso del 2009, con buona pace dei fornitori che aspettano di essere pagati. Con la manovra 2008 dovevano essere pagati i fornitori che avevano provocato il disavanzo 2007, i quali potranno essere pagati soltanto dopo che lo Stato avrà erogato il fondo di garanzia che compensa il minor gettito fiscale reale rispetto alla delibera CIPE di attribuzione del fondo sanitario regionale. Tale erogazione non ha tempi certi, potrebbe avvenire nel 2010 con tre anni di ritardo rispetto alle fatture ricevute per servizi prestati nel 2007, oppure addirittura nel 2011.
Gli unici a guadagnare da questo sistema sono le banche, mentre bisognerebbe trovare soluzioni che non aggravino la difficile situazione finanziaria delle imprese e delle Regioni. Bisogna prendere atto che la scelta di finanziare il disavanzo sanitario con la manovra fiscale dell’anno seguente non funziona, in particolare la scelta dell’addizionale regionale all’irpef appare totalmente sbagliata. Questa, infatti, se tutto va bene, si incassa due anni dopo l’insorgere del credito, mentre se va male, come nell’esempio della regione Lazio, si incassa dopo tre o quattro anni. Una riflessione su come modificare il sistema di finanziamento dei disavanzi è ormai ineludibile e si può cogliere l’opportunità che deriva dalla partenza del federalismo fiscale per rendere un servizio ai cittadini che sono i primi beneficiari della scommessa federalista che il nostro paese ha intrapreso.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






