Lungo le vie della storia
DOC. Davide Barletti racconta Radio Egnatia, un lavoro che porta alla scoperta degli antichi percorsi della migrazione a cavallo tra le antiche capitali dell’Impero romano.
Un tragitto, attraverso i secoli, dallo scontro all’incontro. Valorizza quest’ultimo elemento Radio Egnatia, documentario di Davide Barletti della Fluid Video Crew («Un film fatto veramente in casa, con lo sforzo un po’ di tutti»), che lo ha prodotto.
«Proseguimento dell’Appia, che termina a Brindisi, la via Egnatia - spiega il regista - parte da Durazzo e finisce a Istanbul. Costruita per vicende militari, serviva a unire le due capitali dell’impero romano. Noi siamo andati a vedere cosa ne è rimasto oggi, l’abbiamo percorsa con uno dei protagonisti del film, Matteo Fraterno, bizzarro artista napoletano, provando a dargli un senso contemporaneo.
L’idea di base da cui avete preso le mosse, però, è stata un’altra.
Non era nato per essere un film, si trattava di una ricerca svolta nell’arco di più di tre anni a cavallo tra il Salento e le terre oltre il Canale d’Otranto. Il doc, infatti, fa parte di: Egnatia, un percorso di memorie disperse, progetto artistico e di ricerca con partenariati anche in Francia e Grecia. L’obiettivo è la creazione di un “monumento transnazionale”, dislocato lungo la storica strada e dedicato ai ricordi delle persone costrette a lasciare i luoghi di origine, degli spostamenti di popolazioni. Il tracciato è segnato dall’abbandono in ogni tappa di una “chianca”, tipica pietra leccese che in tal modo diventa miliare. Insieme al documentario, il lavoro comprende un programma radio, otto episodi televisivi, due giornali, due guide - proprio a cura di Fraterno - e un sito web.
Cosa è venuto fuori dal vostro itinerario?
Un film abbastanza bizzarro, un po’ prosecuzione in terra balcanica del precedente Italian Sud Est, con cui ha in comune il viaggio e la struttura leggera. Com’è nel nostro stile, ci sono stati strani incontri, e il documentario ha preso varie direzioni. Fra le tante, una è quella che noi amiamo chiamare di “cinema relazionale”, che magari sacrifica un po’ di qualità, di racconto ed altro per privilegiare lo scambio con i personaggi incontrati. Il film è la narrazione di questo lungo viaggio.
Come mai l’evocazione dell’etere nel titolo?
In post-produzione abbiamo realizzato un’utopica radio pirata che attraversa tutta l’area. Man mano che i personaggi vanno avanti lungo la direttrice dell’Egnatia, il racconto e il commento sonoro si spostano con la sintonizzazione delle onda medie. Le melodie cambiano, si influenzano. Anche grazie alla creazione curata da un grande musicista di Ostuni, Anton Giulio Galeandro, è uno degli aspetti più interessanti di un film molto cantato, pieno di suoni e parole.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







