Nuovo attacco alla Nato

Annalena Di Giovanni
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AFGHANISTAN. Un attentato kamikaze contro le forze della Nato a Kabul ha provocato almeno 18 morti, tra cui 6 militari. L’agguato segue di un giorno quello in cui sono rimasti uccisi due soldati italiani a Murghab.

«In realtà ce lo aspettavamo», ha raccontato ieri a Terra un cittadino italiano che vuole mantenere l’anonimato, a Kabul per ragioni legate al suo lavoro. «Ce lo aspettavamo almeno da due giorni. Fra le organizzazioni non governative si era già sparso l’allarme che un attentato su larga scala nella capitale era imminente. Ci avevano già provato qua e là, nei giorni scorsi. Ma devo ammettere che stavolta sono impressionato. Si stanno facendo più abili, e meglio organizzati».
 
Benché l’attacco fosse nell’aria, l’attentato di ieri a Kabul coi suoi ben 20 morti, fra i quali sei soldati Nato, cinque dei quali americani, ha scosso la capitale come un fulmine a ciel sereno. Kabul era considerata pressoché sotto controllo da anni, e nessuno degli attentati di questi ultimi mesi aveva raggiunto simili proporzioni, questo è il peggiore da febbraio del 2009.
 
La tecnica è stata ancora una volta la solita: prendere di mira un convoglio di blindati Nato, facile da seguire ed attaccare, stavolta mentre percorreva la zona del Parlamento. Ha funzionato lunedì contro i blindati italiani che si spostavano in un corteo di 129 automezzi verso Bala Murghab, nel nord ovest del Paese; nei primi tempi di Enduring Freedom – ormai quasi dieci anni fa – la zona dei traffici fra Pakistan, Afghanistan, ex-province sovietiche e Iran era una delle più “tranquille” (relativamente, si intende) del Paese.
 
 
Lunedì invece gli attentatori sono riusciti a colpire a morte due militari italiani e a ferirne gravemente altri due, a dimostrazione di quando l’Afghanistan sia scivolato nel caos della guerriglia. Qualcosa non va, nella missione afgana. Ma per quanto riguarda l’Italia e l’impegno nella guerra portata avanti dalla Nato, il governo sembra intenzionato a non rivedere la strategia finora seguita.
 
Durante le esequie dei militari caduti di Bala Murghab il ministro della Difesa La Russa ha ribadito che la cifra dei soldati mandati da Roma è soltanto destinata ad aumentare, per raggiungere le 4mila unità entro la fine dell’anno: «Il nostro impegno non è in discussione», ha dichiarato ieri. La notizia del sanguinoso attentato di Kabul ha raggiunto il presidente afgano “in disgrazia” Hamid Karzai proprio al termine della sua visita negli Stati Uniti, volta a recuperare quei rapporti con Washington che la stampa si questi ultimi mesi aveva più volte descritto come “incrinati”.
 
Una coincidenza non casuale, quella della visita di Karzai con l’inasprirsi della guerriglia afgana, addirittura nell’unica roccaforte considerata sicura e sotto controllo: Kabul. Qualcosa suggerisce che l’azione Nato in Afghanistan sta per entrare in una nuova fase.
 
Una fase, per così dire, “irachena”, fatta di bombardamenti a tappeto e operazioni in larga scala nei grossi centri abitati, sul modello “Falluja”. A suggerirlo, due giorni fa, era Ramzi Baroud dell’Asian Times: «Pessimi giorni attendono l’Afghanistan, benché sia difficile immaginare qualcosa di peggio del presente. Pessimi giorni, sopratutto per Kandahar».
 
Secondo l’analista, dietro all’apparente gelo fra Washington e Kabul, tanto pubblicizzato dai media statunitensi, ci sarebbe lo spettro di un attacco contro Kabul previsto nei prossimi mesi. Guardacaso, proprio mentre Karzai cerca di avvicinare qualche leader talebano nella speranza di un compromesso e, possibilmente, il riassorbimento in politica, magari con un qualche seggio in parlamento o il governatorato al sud.
 
Mostrare Karzai come lontano e malvisto dai generali Usa che stanno per bombardare il territorio sotto controllo talebano sarebbe, insomma, secondo l’Asia Times, una strategia mediatica per tenersi aperte due strade, attaccando i talebani senza far cadere la fiducia locale nei confronti del presidente amico di Washington.
 
Se questa è la “nuova strategia” che Obama aveva promesso per l’Afghanistan, in effetti, in principio è già più astuta delle tattiche usate da Bush per “democratizzare” l’Iraq con la forza e poi instaurarvi un governo amico, per giunta col voto della popolazione occupata. L’idea sarebbe insomma di fare di Kandahar una seconda Falluja ma senza il pessimo epilogo iracheno. Un’idea astuta, certo. Ma non per questo meno violenta.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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