Qualità dell’aria, è allarme nel Veneto

Anna Buccio (Terra a Nordest)
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TERRITORIO. Una delle regioni sempre in cima alle classifiche per inquinamento dell’aria; 6 capoluoghi su 7 hanno ecceduto i limiti di legge nel corso dell’anno scorso. Venezia è maglia nera.

ll 5 maggio è arrivato da Bruxelles  un nuovo richiamo scritto: la Commissione Europea procede contro l’Italia per «la mancata osservazione delle norme Ue di qualità dell’aria relative al particolato fine» ovvero per gli sforamenti in troppe città e per troppi giorni dei limiti fissati per la presenza di Pm10. La prossima non sarà più solo una comunicazione, poiché la Commissione si rivolgerà alla Corte di giustizia europea per avviare una procedura d’infrazione per violazione delle direttive comunitarie.
 
In effetti, secondo il sesto Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano presentato a fine aprile dall’Ispra, nonostante diminuiscano le emissioni di gas serra, nonostante negli ultimi anni le concentrazioni di molti inquinanti pericolosi vanno riducendosi (in particolare inquinanti primari come SO2, CO, piombo e benzene) e nonostante aumenti l’utilizzo del trasporto pubblico (cresciuto del 32% a Venezia), moltissimo si deve ancora fare per i principali responsabili della scarsa qualità dell’aria nelle nostre città, ovvero polveri sottili Pm10 e Pm2,5, ozono e biossido di azoto. Soprattutto nell’area padana. 
 
Il Veneto è infatti una delle regioni sempre in cima alle classifiche per inquinamento dell’aria e 6 capoluoghi su 7 in Veneto hanno ecceduto i limiti di legge nel corso dell’anno scorso.
 
Venezia continua ad indossare la maglia nera. Dall’inizio dell’anno il limite dei 50mg di particolato per metro cubo fissato dalla direttiva UE sulla qualità dell’aria è stato già superato 71 volte. Ma il numero totale di sforamenti annuali consentiti sarebbe di soli 35 e mancano ancora sette mesi alla fine del 2010 …
 
Cosa comporta non rispettare le regole che l’Europa impone agli Stati membri? 
 
Janez Potocnik, commissario Ue per l’ambiente, ha così commentato la tirata d’orecchi al nostro Paese: «L’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa. In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente a causa del particolato. Gli Stati membri devono continuare a prendere sul serio le norme europee di qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni».
 
Non si tratta dunque solo di una questione di richiami formali ed eventuali multe da pagare (che comunque, in questo periodo di crisi, non sono certo le benvenute) ma di inquinamento dell’aria che respiriamo e quindi soprattutto della salute di cittadini e cittadine. 
 
è importante rendersi conto che la fascia della popolazione più a rischio è quella dei bambini ed è forse pensando a loro che le cose potranno davvero cambiare. 
 
In pochi sanno che in marzo si è tenuta proprio in Italia, a Parma, la quinta Conferenza Interministeriale sulla salute e l’ambiente, importantissimo appuntamento che ha riunito i ministri della salute e dell’ambiente dei 53 paesi della regione Europa dell’OMS, numerosi esperti della comunità scientifica e rappresentanti di Ong. 
 
I media italiani non ne hanno parlato, ma il tema centrale era “Proteggere la salute dei bambini in un ambiente che cambia” e i dati discussi in tale consesso sono davvero preoccupanti: più del 33% delle malattie nei bambini sotto i 5 anni è dovuto a fattori ambientali e l’asma riguarda oggi il 9,5% dei bambini e il 10,4% degli adolescenti.
Un corpo in crescita è più esposto agli inquinanti atmosferici sia perché la maggior evoluzione strutturale del polmone avviene tra il mese e i 7 anni di vita, sia perché il volume d’aria inalato dai più piccoli è proporzionalmente maggiore (relativamente al loro peso corporeo), oltre ovviamente alla loro immaturità immunologica e metabolica.
 
Tra le tante patologie connesse all’inquinamento dell’aria esterna vi sono i deficit di sviluppo polmonare, l’aumento di casi di asma e il loro aggravamento, l’aumento di bronchiti e tosse, l’incremento della mortalità infantile.
 
Ecco perché appare particolarmente lodevole l’impegno dell’associazione Pediatri per un mondo possibile, branca dell’Associazione Culturale Pediatri, che in collaborazione con i Medici per l’ambiente sta consacrando numerose giornate di studio, corsi formativi e un grosso lavoro di divulgazione dedicato a questa tematica.
 
Un libro è da poco venuto ad arricchire l’offerta divulgativa su questo tema complesso : «Inquinamento e salute dei bambini. Cosa c’è da sapere, cosa c’è da fare» (a cura di G.Toffol, L.Todesco, L.Reali, Il Pensiero Scientifico Ed., febbraio 2010) una antologia di testi scritti da pediatri per i pediatri e i medici di famiglia – ma anche per i genitori – al fine di poter essere tutti più consapevoli di quali siano le buone pratiche e le azioni da evitare per proteggere i più piccoli dall’inquinamento e dalle conseguenze che potrebbero ripercuotersi su di loro per lunghi anni. 
 
Vi è descritto, ad esempio, come accompagnare i bimbi a scuola in macchina non sia affatto un bel modo per proteggerli, poiché le concentrazioni di alcuni inquinanti sono maggiori all’interno dell’abitacolo che all’esterno. Come certe fasce orarie siano più «pulite» di altre per fare sport all’aperto ma anche come esse varino a seconda della stagione. Come a volte tenere i bambini in un luogo chiuso li esponga a più agenti inquinanti che all’esterno.
 
Nella nostra pianura padana, zona dal microclima sfavorevole alla dispersione dell’inquinamento, c’è insomma da chiedersi se una riflessione sulle scale di valori da adottare per il futuro non sia necessaria. I genitori e gli educatori dovranno forse imparare a cambiare il modo di prendersi cura dei loro bambini imparando a riconoscere e far riconoscere pericoli meno visibili ma più presenti di quelli “tradizionali”.
 
La politica - e nello specifico le istituzioni regionali e comunali da poco installate - dovrà decidersi a fare della questione ambientale uno degli assi portanti della propria programmazione. Ne va dell’economia delle nostre regioni, ma soprattutto della qualità della vita e del futuro stesso dei loro abitanti, a cominciare dai più giovani.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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