Radicali chiamano Pd
INTERVISTA Parla Marco Cappato: «Qui è tornato tutto come prima, nell’illegalità più diffusa dall’informazione alle carceri. A Bersani chiediamo un incontro serio per costruire l’alternativa»
I Radicali si «autosospendono politicamente dalla partecipazione ai lavori dei rispettivi gruppi parlamentari fino alla tenuta dell’incontro con il Pd». Sono parecchio arrabbiati. Con loro la parola “protesta” non si può usare, ma dalle parti di Torre Argentina si respira un atmosfera mista fra lo scoramento e l’incazzatura. Ne abbiamo parlato con Marco Cappato, ex europarlamentare e candidato governatore in Lombardia alle scorse regionali, dove è stato protagonista della battaglia contro l’illegalità delle liste elettorali.
Perchè l’autospensione?
Poniamo una richiesta precisa: un incontro seminariale, approfondito, su come si lotta per creare l’alternativa a un regime che non rispetta le regole e la legalità. L’autosospensione e la sospensione dello sciopero della fame sono atto di fiducia che accompagna la richiesta d’incontro.
Per parlare di cosa?
Qui è tornato tutto come prima. Sembra che le regionali non abbiano insegnato niente a nessuno. Se l’obiettivo di fondo è costruire un’alternativa al regime, allora dobbiamo discutere di forme di lotta e di temi centrali. Per noi la questione delle questioni è la legalità, e il metodo è quello nonviolento. Ma continuiamo a trovarci isolati nel chiedere il rispetto delle regole. Dall’informazione alle carceri.
Iniziamo dalla tv.
Tutto è tornato come prima, come se nulla fosse successo durante le regionali. Siamo ancora alla gestione illegale delle tv, che non informa sulle grandi questioni sociali. Ci sono delle persone, direttori di tg o conduttori di trasmissioni, che gestiscono l’informazione fuori da ogni obbligo di completezza. Noi poi siamo già stati ri-cancellati. In questi giorni, sul tema del carcere di cui ci occupiamo giorno e notte da sempre, hanno dato voce a tutti meno che noi.
Certo che con Beltrandi avete fatto arrabbiare tutti. Vi hanno addebitato la sospensione di Annozero e Ballarò.
Il regolamento imponeva tribune elettorali in prima serata. Ma la Rai, che noi abbiamo denunciato, l’ha usato, violandolo, per chiudere le trasmissioni e consentire l’invasione berlusconiana prelettorale. E il Pd, invece di fare le barricate con noi si è unito ai Travaglio e ai Santoro nell’accusarci. Ma non potevamo lottare insieme per l’informazione in prima serata?
Ma il Pd ci va in prima serata perchè doveva unirsi a voi?
Allora capiamoci: l’alternativa a Berlusconi è fare come lui ma cercare di vincere nei rapporti di forza? Perchè quella strada porta solo all’unità nazionale della partitocrazia. Oppure l’alternativa è, per esempio, far rispettare il diritto dei cittadini ad essere informati?
E sul carcere?
Peggio mi sento. Rita Bernardini, Valter Vecellio e altri compagni erano in sciopero della fame da un mese. Sullo “svuotacarceri” all’inizio avevamo avuto una risposta positiva di Alfano. La misura era anche passata nel Consiglio dei ministri, un riconoscimento importante della drammatica emergenza scandita regolarmente da suicidi. Poi la Lega, l’Idv, hanno fatto il solito gioco demagogico e invece di parlare dei 200mila reati prescritti ogni anno, hanno dato addosso al detenuto impedendogli di andare agli arresti domiciliari, non in colonia al mare, qualche mese prima della fine della pena. E il Pd che ha fatto? Ha pensato bene di convergere sulla posizione populista. Per far vivere un alleanza ci vogliono obiettivi comuni. Di questo bisognerà parlare.
L’intervento di Bersani all’ultima assemblea radicale però è stata una delusone cocente. Con Pannella e la Bonino che gli spiegavano il perchè della necessità di sanatoria e rinvio delle regionali e lui che rispondeva: andiamo a votar per vincere, abbiamo il popolo dalla nostra.
Intanto in precedenza i capi del Pd non sarebbero neppure venuti. Ora, il passo successivo, anche alla luce dell’esperienza delle regionali, è che oltre a venire ci ascoltino. Io sono fiducioso.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







