Regioni e Cgil alla carica
ECONOMIA. Enti locali, sindacato e opposizione bocciano la manovra di Tremonti. Errani: «Insostenibile», Epifani: «Iniqua». Bonelli: «Si colpiscono le fasce deboli e si premiano i disonesti, con il condono edilizio».
Due anni terribili, da 12 miliardi di sacrifici ciascuno. È quanto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha, come previsto, ufficializzato ieri, incontrando parti sociali, enti locali e poi il resto del Consiglio dei ministri per il via libera definitivo alla manovra correttiva 2011-2012. «Non è una finanziaria qualsiasi, gestiamola insieme», ha esortato il ministro, sottolineando da subito che i drastici tagli agli enti pubblici investiranno, come buon esempio, proprio i dicasteri dei quali sarà rispettata l’autonomia, nel decidere i campi dove intervenire con le riduzioni, previste in modo percentuale.
Stesso discorso per le Regioni, sul piede di guerra, come i sindacati, per misure che in maniera piuttosto eclatante vanno a penalizzare in particolar maniera lavoratori e istituzioni locali. Dei 24 milardi, ammontano a oltre 13 quelli tagliati nel corso del biennio ai fondi regionali, provinciali e comunali. Per le Regioni si parla di una cifra intorno ai 5 miliardi per anno, ma il governo non ha fornito numeri precisi durante l’incontro, dal quale è uscito infuriato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che ha sanzionato la manovra come «insostenibile per le ricadute che avrà e per i servizi ai cittadini che le Regioni devono erogare. Serve chiarezza per fare una manovra che non sia recessiva».
I tagli per i comuni e le province saranno invece di 1,1 miliardi nel 2011 (800 milioni a carico dei comuni e 300 per le province) e 2,1 nel 2012 (1,5 per i comuni e 600 per le province), come ha spiegato il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, che si è detto disposto al dialogo col governo, poste tre condizioni: una boccata d’ossigeno per il 2010; la rimodulazione del Patto di stabilità per 2012 e 2013; il mantenimento dei tempi per l’emanazione dei decreti attuativi sul federalismo fiscale.
Sull’altro versante, quello dei sindacati, l’attentato ai salari del pubblico impiego e alle pensioni ha visto la sostanziale immobilità di Cisl e Uil, che sospendono il loro giudizio in attesa del testo definitivo, mentre Epifani, che ha scelto di non prendere parola durante la riunione e di sottrarsi alla conferenza stampa congiunta con Bonanni e Angeletti, definisce la manovra «iniqua, priva di ogni profilo di equità e di misure di sostegno a occupazione»: urgono necessarie modifiche in Parlamento.
Parole dure dall’opposizione, con Bersani, secco sul significato della manovra: «La favola è finita, ci hanno raccontato che i conti erano a posto, invece non era vero nulla. E la Grecia non c’entra niente. È un problema nostro». Gli fe eco, veemente, Di Pietro: «Berlusconi aveva detto che l’Italia non era in crisi. Questo governo bugiardo deve andare a casa». Il premier italiano dovrebbe a questo punto andare in televisione e spiegare questa manovra ai cittadini rassicurati sinora.
La vede così il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, critico su provvedimenti che «mirano a colpire sempre le fasce più deboli e che premiano i disonesti, come dimostra la presenza di un condono edilizio».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







