Rischio cemento, tocca a Vitinia
LAZIO. Un’associazione di cittadini denuncia la possibilità che sia cancellato un bellissimo polmone verde. I responsabili? Molti, dalla giunta Veltroni che cambiò destinazione d’uso dell’area al ministero della Difesa.
Ancora rischio cementificazione alle porte di Roma. Stavolta tocca a Vitinia, zona tra la capitale e Ostia, dove si teme una colata da 150mila metri cubi, che potrebbe interessare un’area militare di cui da tempo la popolazione chiede la trasformazione in un parco naturale. In realtà, al vincolo naturalistico si aggiunge quello archelogico, «già riconosciuto dalla soprintendenza per i beni culturali, visto il ritrovamento di fittili, cisterne e serbatoi che dimostrano la presenza di una o più ville romane», come ricorda Paola Badessi, legale rappresentante dell’associazione ViviamoVitinia, che dal 1999 prova a tutelare il diritto di chi vive in questa periferia a salvare il suo polmone verde.
Il problema è che da tempo sembra esserci una pericolosa saldatura tra il Ministero della Difesa, che vuole fare cassa cedendo una parte del suo patrimonio, incoraggiata anche dall’ultima Finanziaria che impone il sacrificio di buona parte degli immobili di proprietà del Demanio, e il Comune di Roma, che usufruirebbe dell’alienazione, in forma di finanziamenti per Roma Capitale.
Nonostante i vincoli imposti a suo tempo dalla regione, quindi, il rischio è concreto, a partire dal protocollo d’intesa sottoscritto nel 2001 con la giunta guidata da Francesco Rutelli, che per la Badessi è «un’arma a doppio taglio», visto che prevedeva la trasformazione «in parte prevalente a parco pubblico e in parte a complesso residenziale», con la possibilità che le case fossero quelle per i militari che lavorano nell’«ex Terzo Deposito Carburanti e Lubrificanti», ma si teneva troppo sul generale. La situazione «sembrava migliorata nel 2003», quando il ministero della Difesa, che ha l’ultima parola, si era «impegnato a concedere il 90% dell’area per il parco», ma il peggio doveva ancora venire.
Ed è arrivato con il piano regolatore della giunta Veltroni, che ha cambiato la destinazione d’uso dell’area, da agricolo ad edificabile, aprendo la strada alle speculazioni e oltretutto chiedendo che decadessero i vincoli posti dalla regione. Un comportamento che ha fatto il paio con quello tenuto per la bozza di accordo di programma tra ministero e comune, nel 2007, che prevedeva un vero scambio coi costruttori, per realizzare appartamenti militari «da 75mila metri cubi di cemento nella vicina Cecchignola, avendo in cambio il nulla osta per costruire 500 appartamenti a Vitinia e cancellando un paesaggio di pregio raro», continua Badessi.
Quel piano è saltato «anche grazie alla nostra mobilitazione», aggiunge, come anche «a volte casualmente» sono andati a vuoto i tentativi di inserire l’area nelle cartolarizzazioni. Oggi, però, l’associazione «aspetta di incontrare il ministro La Russa ed avere risposte alla richiesta, inviata a tutte le istituzioni, di vedere la zona riconosciuta come di ‘notevole interesse pubblico’ quindi tutelata in modo adeguato», anche se dev’essere chiaro che «nessuno a Vitinia è più disposto ad accettare che una colata di cemento prenda il posto di una ricchezza come questa».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






