Salento avvelenato
INTERVISTA Con "A li tempi miei era tutta campagna" Chiara Zilli denuncia i problemi ambientali della sua terra tra inceneritori fuori legge e fiumi inquinati da rifiuti pericolosi
Bello da morire, il Salento. Il documentario A li tiempi mei era tutta campagna «ne fotografa - spiega la regista, Chiara Zilli - le principali istanze ambientali, va incontro a quelle partite dagli abitanti stessi. Con questo lavoro ho voluto occuparmi di questione energetica, rifiuti, emissioni di gas nocivi industriali».
Quali, le situazioni più gravi?
Taranto, un caso nazionale. La prima do- manda che viene è: come fa la gente a vivere qui? I fumi sono qualcosa di spaventoso, non si riesce a distinguere il cielo dalle nuvole, e purtroppo il problema si perpetua col ricatto occupazionale: gran parte dei cittadini lavorano all’Ilva. è un mostro che ha fagocitato la città e ormai ne fa parte.
Qualche brutta scoperta?
Purtroppo sì. A Maglie c’era un incenetitore, la Copersalento, che bruciava CDR (Combustibile derivato dai rifiuti) all’insaputa di tutti e per anni ha contaminato con la diossina i terreni, le coltivazioni, il latte. Ora è stato chiuso, però siamo ancora in attesa della bonifica. In Ugento - una delle zone più belle, dove tutti gli italiani vengono in vacanza d’estate - si trovava invece una discarica, poi chiusa anch’essa, responsabile dello sversamento illecito di rifiuti pericolosi come i policlorobifenili, penetrati nelle acque.
Gli effetti sull’ambiente e sulla salute?
Le diossine e i diversi microinquinanti veicolati dagli inceneritori producono patologie tumorali, la cosa più grave è che non esiste un controllo istituzionale. Il problema è venuto alla luce attraverso il passaparola, perché i comuni del Salento sono piccoli, ci si conosce tutti e questo ha facilitato l’autorganizzazione. Però fino al 2008, quando è intervenuta l’ARPA (Agenzia regionale protezione ambiente) a fare i primi monitoraggi, non erano stati presi provvedimenti e l’inceneritore ha continuato a bruciare di tutto. Tra l’altro, gran parte del CDR proveniva da aziende incriminate per reati ambientali. Purtroppo però, come dice lo stesso professor Assennato, direttore dell’ARPA, la cosiddetta “pistola fumante” non potremo averla mai proprio perché sono venuti a mancare i dati per la certezza scientifica, la prova di legge che tutto ciò è avvenuto per colpa della Copersalento.
A proposito delle mobilitazioni?
Sono nati molti comitati spontanei, dotati di tecnici e avvocati, in tutti i paesi del Salento. Se poi le loro pressioni hanno portato anche a una reazione da parte delle istituzioni, seppure molto tardiva, la chiusura delle discariche e della Copersalento si deve proprio all’impegno dei cittadini e delle associazioni del territorio.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







