Sapevano tutto da anni
GIUSTIZIA. Continua a Torino il processo contro la multinazionale Eternit. Nell’udienza di ieri, un consulente svizzero ha rivelato come per l’azienda non fosse un segreto il legame tra il minerale e il tumore.
Una storia senza fine. Quella dell’eternit e delle sue vittime. Mentre a Torino continua il maxi processo, è in fase preliminare un secondo dibattimento, che riguarda le vittime dopo il febbraio 2008. In quello in corso, sul banco d’accusa ci sono il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne.
Entrambi sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto nelle quattro sedi italiane di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Rischiano fino a 13 anni per l’accusa di disastro ambientale doloso e fino a 10 per l’inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza. Nell’udienza di ieri ha testimoniato Francois Iselin, già architetto del Politecnico di Losanna e che per decenni si è occupato di questioni relative all’amianto.
Secondo il testimone, «sin dal 1962 era universalmente noto che l’amianto causava il cancro. Bisognava abbandonarlo. Ma la Eternit fino al 1990 lo ha utilizzato due volte più di prima».
Iselin ha spiegato che in Svizzera l’amianto è stato vietato nel 1990 ma che Eternit ha ottenuto una proroga fino al 1994; inoltre ancora oggi ci sono aziende che possono ottenere dal governo speciali autorizzazioni per continuare a impiegarlo, anche se il tutto è avvolto dal segreto («è confidenziale»). «In Eternit - ha precisato - si disse nel 1975 che l’amianto era potenzialmente pericoloso ma che si potevano evitare problemi adottando misure di controllo. Il punto è che non si può mai evitare la contaminazione».
L’amianto è fuorilegge in Italia da 18 anni, ma come è stato sottolineato nel corso di un convegno organizzato dall’Inail lo scorso 28 aprile, giornata dedicata alle vittime delle patologie dell’amianto, «non è un problema del passato».
Un dramma al quale lo Stato ancora non ha dato la giusta rilevanza, se è vero che il fondo per le vittime dell’amianto è stato istituito con la Finanziaria del 2008, ma a distanza di due anni non è ancora potuto decollare, perché manca ancora il regolamento attuativo. Dopo ottocentocinquanta giorni dal varo della legge si sa soltanto che il 25 febbraio scorso il testo riformulato è stato nuovamente trasmesso al Consiglio di Stato. Il procuratore vicario Raffaele Guariniello, che per questo processo ha condotto le indagini assieme ai pm Sara Panelli e Gianfranco Colace, ha ricordato che «oltre al percorso giudiziario bisogna anche andare alla ricerca dei tumori da amianto “che si perdono”, dimenticati negli archivi dei comuni e degli ospedali».
Un’indagine utile «non solo a un corpo di studi astratti, ma per l’individuazione delle responsabilità e di eventuali siti inquinati». Sulla stessa linea Luciano Spagnuolo Vigorito, docente di diritto del lavoro all’università Statale di Milano, che ha ribadito come sia «arrivato il momento di rinnovare l’attenzione e coinvolgere il problema della responsabilità oggettiva nell’assetto normativo». Il problema delle patologie da amianto non è, infatti, un fenomeno superato. «Secondo le nostre valutazioni per i mesoteliomi dovuti ad asbesto il picco sarà nel 2013-2015 - ha sottolineato il presidente dell’Ispels Antonio Moccaldi - Bisogna andare avanti con la ricerca, perché è un campo su cui c’è da lavorare moltissimo».
Tornando al processo, occorre sottolineare che la testimonianza di Iselin non ha convinto le difese. L’avvocato Giovanni Lageard, dopo aver sottolineato che lo svizzero non conosce la composizione societaria di Eternit, ha commentato, in una pausa dell’udienza, che «il teste, nonostante sostenga di aver seguito la questione per tanti anni non è informato su un sacco di situazioni, e non ha nemmeno fatto una semplice visura camerale». I difensori hanno anche osservato che il verbale della testimonianza resa da Iselin durante le indagini, non è stato depositato agli atti eppure lo si può trovare sul sito internet dell’avvocato di parte civile Sergio Bonetto.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






