Tav, effetti collaterali

Federico Raponi
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DOCUMENTARI. Manolo Luppichini e Claudio Metallo presentano il loro documentario-inchiesta. Viaggio fra i soprusi finanziari, ecologici e sociali del treno ad alta velocità.

L'Unità  (dei profitti, più che nei trasporti) realizzata col sopruso. Su questo indaga il documentario di Manolo Luppichini e Claudio Metallo Fratelli di TAV - effetti collaterali del treno ad alta velocità. «Una videoinchiesta - ci racconta Luppichini - che segue i binari del Tav in costruzione nell’arco di 2 anni. Volevamo mettere in risalto le ricadute in termini finanziari, ecologici e sociali del progetto, sicuramente la più grande opera “all’italiana”, proprio perché paradigmatica del sistema con cui queste continuano ad essere costruite».  
 
Un viaggio da dove a dove?
«Parte dalla Calabria, dove parecchi minatori di Pagliarelle sono stati trasferiti in massa nelle gallerie del Mugello. Poi passa nelle zone colpite dal “sisma” della Tav perché di questo si tratta: demolisce case e sfrutta i lavoratori in modo terribile - fino ad arrivare alla Val di Susa». 
 
Avete dato fastidio a qualcuno?
«Siamo stati oggetto dell’attenzione morbosa dei rappresentanti legali delle Ferrovie dello Stato. Per completare e dare autorevolezza al nostro lavoro ci eravamo rivolti alla società Nuova Quasco, sorta di istituto di ricerca che tra le sue attività comprende le valutazioni delle spese delle grandi opere, e Ivan Cicconi (l’allora direttore, nonché il più grande esperto in Italia dei costi del Tav) era stato molto disponibile. Abbiamo quindi attinto dalle loro fonti - tra l’altro dati già ampiamente pubblicati, ad esempio su un libro della Odradek, Travolti dall’Alta Velocità, e sulla rivista della Banca Etica - riportando il dato degli 87 miliardi di euro complessivi del Tav. Le Ffss ci hanno contestato la cifra, affermando che quella reale si aggira intorno ai 48». 
 
Cos’ha comportato questo?
«Abbiamo ricevuto minacce pseudo-mafiose, ma poi c’è stato anche un grosso supporto da parte del Laboratorio della Democrazia di Torino, che raccoglie molti docenti del Politecnico e altre personalità dell’ambito accademico e intellettuale tra cui Gianni Vattimo, Luca Mercalli, Claudio Cancelli e lo stesso Cicconi. Tutte persone che su questa materia hanno studiato parecchio e confermano la nostra cifra, dicendo anzi che è già sottostimata perché le spese sono ulteriormente lievitate. Evidentemente le Ferrovie conteggiano solamente i costi dei binari e quelli base, escludendo quindi le opere di compensazione, le linee aeree, di trasformazione e il corollario di spese necessarie».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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