Un appello contro tutti i Cie in Italia
IMMIGRAZIONE. «Nella tua città c’è un lager». È questo lo slogan che accompagna l’appello lanciato dalla Rete Antirazzista per chiedere la chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione che sono in Italia.
"Nella tua città c’è un lager". È questo lo slogan che accompagna l’appello lanciato dalla Rete Antirazzista per chiedere la chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione che sono in Italia. La rete punta il dito contro i Cie, definendoli «un’istituzione illegale, risultato di abusi giuridici e leggi razziali», e aggiungendo che rappresentano «buchi neri del diritto nazionale e internazionale».
Passati alla cronaca per gli interminabili scioperi della fame che i migranti reclusi hanno fatto per protestare contro le inumane condizioni in cui vivono, per i ripetuti tentativi di fuga dei detenuti, per gli atti di autolesionismo, ormai all’ordine del giorno, per i tentati suicidi e per i pestaggi, i Centri di identificazione ed espulsione pullulano di storie spezzate. Storie come quelle di chi ha lasciato il proprio Paese nella speranza di un futuro migliore ed è stato intercettato dalla polizia di frontiera, oppure di chi viveva in Italia da anni e ha perso il lavoro e non si è visto rinnovare il permesso di soggiorno, o ancora di chi, vittima di tratta, da una strada è finito dietro le sbarre.
Costretti a vivere tra l’acciaio e il cemento per un lasso di tempo che arrivare fino a sei mesi, solo perché sprovvisti di un permesso di soggiorno, gli uomini e le donne rinchiusi nei Centri sono abbandonati a se stessi. Le condizioni igieniche di questi luoghi lasciano spesso a desiderare e per facilitare lo scorrere della giornata non è organizzata alcuna attività. Nei Cie il tempo è sospeso. «I Cie sono irriformabili» recita l’appello. Chiunque ha avuto modo di conoscere queste realtà, continua il documento, «può affermarlo».
I promotori dell’appello chiedono dunque ai sottoscriventi «non una firma di circostanza, ma un impegno duraturo per la chiusura dei Cie». Una causa che da Nord a Sud sta coinvolgendo molte persone. La trasmissione radiofonica “Silenzio assordate” di radio Onda Rossa continua a far ascoltare le denunce e le testimonianze delle lotte antirazziste che si svolgono dentro e fuori i Cie.
Per sostenere la petizione della rete Antirazzista domani a Roma inizia una settimana di mobilitazione: giovedì 27 maggio è previsto un presidio davanti al ministero dell’interno, mentre il 29 è stata indetta una manifestazione di protesta sotto il Cie di Ponte Galeria. «Scegliendo oggi di disobbedire al consenso di cui gode il razzismo istituzionale - conclude l’appello -. Un giorno, speriamo non lontano, luoghi infami come i Cie diventeranno simboli di una vergogna passata, da visitare per non dimenticare, per non ripetere».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






