Una facoltà da salvare
SICILIA. Mobilitazioni a Catania, dove è incerto il destino di Lingue. Scongiurato per ora il trasloco a Ragusa, il rischio è l’accorpamento con Lettere. Tutto dovuto a riduzione di budget e pressioni politiche.
Prima un corteo che ha sfilato per le vie di Catania, di Palermo e Messina. Poi assemblee studentesche in quasi tutte le facoltà dei principali poli universitari della Sicilia. Le mobilitazioni contro la riforma Gelmini e i pericolosi tagli decisi dal governo Berlusconi, oltreché in tutta Italia, questa settimana continueranno anche qui. Il caso rappresentativo che da giorni sta occupando le pagine delle cronache locali è quello della facoltà di lingue catanese, struttura che accoglie circa 8mila studenti e 120 professori (60 docenti di ruolo, più altrettanti fra ricercatori e assistenti).
Ieri i collettivi universitari si sono riuniti in assemblea per definire le proteste dei prossimi giorni: «Saranno azioni simboliche in giro per la città» dice Giampiero Gobbi, rappresentante degli studenti in Consiglio della Facoltà di Lingue di Catania. «Oggi il rettore Antonino Recca ha ritirato la prima proposta, quella di spostare Lingue a Ragusa e chiudere i corsi di laurea - spiega Gobbi -. Ora però Recca vuole accorpare lettere e lingue e creare un unico polo umanistico». Secondo gli studenti, infatti, il rischio è di mascherare così l’assorbimento di Lingue per poi ridurre i budget e cancellare definitivamente l’esperienza di una facoltà molto stimata sul territorio.
Alcuni giorni fa gli studenti hanno occupato anche il rettorato per protestare contro il rettore Antonino Recca. «Devono capire che se ci sono i tagli dobbiamo trovare delle soluzioni. Entro la fine di maggio dobbiamo decidere», spiega il rettore Recca che poi chiede agli studenti di «stare tranquilli, non c’è alcun problema». Parole poco ascoltate, quelle del rettore pronunciate nei giorni scorsi anche da una tv privata.
La possibilità di creare il nuovo polo accademico a Ragusa si fa però più incerto, visto che la delibera ministeriale che dovrebbe dare il via libera al progetto ancora non è arrivata a Catania. «Loro vogliono fare il quarto polo universitario a Ragusa» spiega Marina, altra studentessa catanese iscritta a Lingue, «Recca ha la classe politica che gli sta col fiato sul collo e fra due anni termina il suo mandato». Oggi in tarda mattinata ci sarà una conferenza stampa proprio in facoltà.
«Spiegheremo come continuerà la nostra mobilitazione in giro per la città» continua Giampiero che insieme con altri studenti ha incassato l’appoggio del sindaco di Catania, Raffaele Stancarelli, che si dice pronto a costituire un osservatorio per il monitoraggio della facoltà di Lingue. A sostenere la protesta degli studenti c’è anche il preside della facoltà di Lingue, Nunzio Famoso. Proprio alcuni giorni fa il rettore Recca ha avanzato un provvedimento disciplinare nei confronti del preside.
«Al nostro assistito è arrivata una contestazione disciplinare su delle contestazioni che noi riteniamo infondate, questo è un atto intimidatorio» spiegano i legali del preside Famoso che ipotizzano come il provvedimento sia arrivato a orologeria, come per spostare l’attenzione dall’ipotesi di chiusura della facoltà di lingue.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






