Verdini indagato, caos Pdl

Augusto Romano
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CORRUZIONE. La Procura di Roma ipotizza irregolarità legate ad appalti su carceri ed eolico. Il coordinatore del Pdl si dichiara estraneo. Per il verde Bonelli il sistema di potere berlusconiano si sta sgretolando.

Non c’è pace nel Pdl. Non passano ventiquattr’ore dalle dimissioni di Scajola che un’altra tegola si abbatte sul premier e la sua maggioranza: Denis Verdini indagato per corruzione a Roma. L’inchiesta riguarda un comitato di affari interessato a una serie di appalti in varie città italiane, tra cui quelli per la realizzazione di carceri e di impianti per la produzione di energia eolica. Nei giorni scorsi è stata perquisita la sede del Credito Cooperativo di Firenze, di cui Verdini è presidente, per verificare la destinazione finale di un giro di assegni che potrebbero essere - è il sospetto degli inquirenti- di provenienza illecita. Per questo motivo chi indaga sta valutando se ipotizzare anche l’associazione per delinquere. Verdini affida la sua prima difesa ad un comunicato dell’ufficio stampa del Pdl.
 
«L’onorevole Verdini - recita la nota - ribadisce la sua totale estraneità ad ogni ipotesi di comportamenti penalmente o anche moralmente rilevanti e dichiara di volersi battere fino in fondo in tutte le sedi, convinto della propria totale trasparenza». Per il Pdl l’inchiesta che coinvolge Verdini è una delle «sistematiche violazioni del segreto istruttorio per colpire determinati soggetti politici attraverso pirotecnici, fantasiosi e incontrollati processi mediatici». E Bondi, come Verdini coordinatore del Pdl,  rincara la dose: «C’è qualcosa di poco chiaro e di allarmante in questa nuova ondata di inchieste a carico di esponenti del nostro movimento politico».
 
Di ben altro avviso Bonelli (Verdi): «Il sistema di potere berlusconiano si sta sgretolando. Questa maggioranza non solo sta dando il colpo mortale alla fiducia dei cittadini nella politica ma sta letteralmente travolgendo le istituzioni. Berlusconi ne tragga le conseguenze e faccia un passo indietro». E potrebbe non essere finita qui. In Transatlantico è sempre più insistente il chiacchiericcio su inchieste che riguarderebbero due ministri. Matteoli ha detto che quello di Scajola è un «caso particolare» perché si è dimesso senza avviso di garanzia. Verdini, invece, è indagato e forse qualcuno chiederà le sue dimissioni da coordinatore del Pdl. C’è tensione a Palazzo Chigi e Grazioli, sedi del potere berlusconiano.
 
«Il caso Scajola è solo uno di una lunga serie di episodi. Attaccheranno altri personaggi a me vicini ed altri esponenti di governo. Lo hanno fatto e lo faranno ancora». Così Berlusconi si è rivolto ad alcuni senatori invitati a cena, la sera prima che le agenzie battessero la notizia delle indagini su Verdini. Secondo il premier c’è una congiura di un sistema esterno al governo che ha in mano delle carte e per via mediatica tenta di disarcionare l’esecutivo. Berlusconi prende tempo in attesa di capire come muoversi per salvare il governo. O meglio, la sua permanenza a Palazzo Chigi.
 
Tramontata l’ipotesi di elezioni anticipate, sia perché non ci sarebbero i tempi tecnici sia perché il Quirinale non sarebbe d’accordo e lavorerebbe, come gli impone la Costituzione, alla formazione di un nuovo governo, prende corpo l’idea di un rimpasto. Un ampio rimpasto, ma non prima che tutti i nodi siano venuti al pettine. Fare ora un rimpastino con la spada di Damocle di altre inchieste – è il ragionamento di uomini vicini al premier – non avrebbe senso. E allora, in attesa degli altri scossoni, Berlusconi terrà l’interim alle Attività Produttive, con Romani e Cicchitto in panchina pronti ad entrare in campo. Gentiloni (Pd), definisce questa soluzione «il colmo del conflitto d’interessi» e spiega:
 
«Neanche per un breve periodo di tempo è immaginabile che il presidente del consiglio abbia anche formalmente il potere di decisione e di firma nel campo delle comunicazioni da cui dipendono, ad esempio, delicate partite in corso: dal contratto di servizio da firmare con la Rai all’assegnazione delle frequenze televisive». Per Donadi (Idv) è lo «specchio della fragilità del governo. Un’ammissione di debolezza e delle tensioni che attraversano l’esecutivo».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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