Anni di traffici e veleni

Vincenzo Mulè
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DOSSIER. Un dossier e sei foto mai pubblicate. Per Greenpeace sono la prova di come l’Italia abbia organizzato e reso possibile il trasporto di scorie tossiche radioattive. Devastando il Mediterraneo e l’Africa.

Potrebbero essere la pistola fumante delle navi dei veleni. Le sei terribili foto, mai pubblicate prima, contenute nel rapporto di Greenpeace Le navi tossiche. Lo snodo italiano, l’area mediterranea e l’Africa, costituiscono la prova inconfutabile di un traffico di rifiuti sospetti verso l’Africa.  Le foto, che risalgono al 1997, dimostrano come centinaia di container dal contenuto di dubbia provenienza siano stati interrati nel porto di Eel Ma’aan in Somalia costruito, secondo il dossier di Greenpeace, da Giancarlo Marocchino «un controverso faccendiere italiano che abitava nella città portuale di Karaan e che era vicino ad Ali mahdi», il signore della guerra che controllava Mogadiscio. L’inchiesta di Greenpeace sulle navi tossiche italiane inizia nel 1987, dopo che i lavoratori dei porti di Marina di Carrara (toscana) e Chioggia (veneto) avevano rivelato ad alcuni amministratori locali dei Verdi a alla stampa l’esistenza di navi che venivano caricate con rifiuti industriali. 
 

Queste navi erano dirette in Romania e Africa. I primi allarmi vennero ignorati. «Anzi – sottolinea Greenpeace - la Polizia di Marina di Carrara chiese ai lavoratori portuali di velocizzare il carico dei rifiuti per prevenire eventuali manifestazioni da parte degli ambientalisti». In Africa, l’approdo dei traffici era la Somalia. Il Paese, dopo la caduta di Siad Barre avvenuta nel 1991, era divisa tra anarchia e guerre tra bande rivali. Per questo, Marocchino stava costruendo il porto di Eel Ma’aan per creare un’alternativa a quello di Mogadiscio, dilaniato dai contrasti tra i signori della guerra locali. Il nuovo porto, secondo Greenpeace,  diventa un punto strategico di entrata sia per gli aiuti umanitari sia per le scorte d’armi destinate alle fazioni in guerra. Due uomini d’affari somali portano avanti le operazioni a El Maan: Abukar Omar Adaani e AbdulaqadirMohamed Nur, detto “Enow”. Entrambi collegati a Marocchino. Secondo un rapporto del gruppo di monitoraggio Onu sulla Somalia, «la famiglia Aadani, uno dei più grossi appaltatori per il World Food Programme in Somalia, ha per molto tempo finanziato gruppi armati ed è stata un vicino alleato del leader dell’Hizbul Islam (gruppo ritenuto vicino ad Al Qaida)». 
 

Il nuovo approdo sarà alla base di molti nuovi accordi. Il primo, nel 1992, consentirà a Marocchino, Guido Garelli e Ezio Scaglione (console onorario della Somalia), di esportare rifiuti nel “Corno d’Africa”. Nel 1996, il “Presidente ad interim della Somalia”, Ali Mahdi autorizzò Scaglione a costruire una struttura per trattare i rifiuti importati in Somalia. «Alcuni anni dopo – continua il dossier - presentandosi come testimone davanti alla commissione parlamentare congiunta sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Ali Mahdi dichiarò quel documento un falso». 
 
In seguito all’accordo con Ali Mahdi, Scaglione comincia a cercare aziende operanti nel campo dei rifiuti desiderosi di aprirsi alla tratta dei rifiuti. Una di queste si rivolge alla Guardia Forestale e alla procura di Asti in Piemonte. Nel 1997, il procuratore di Asti Luciano Tarditi apre un’inchiesta sui tentativi di commercio dei rifiuti da parte di Scaglione. Le conversazioni telefoniche con Giancarlo Marocchino vengono intercettate. Nell’agosto del 1997 Marocchino sollecita Scaglione ad organizzare la spedizione di “2000-3000” barili di rifiuti visto che Ali Mahdi avrebbe messo a disposizione un terreno per rifiuti pericolosi nella regione del Barhaf. Marocchino rassicura Scaglione sulla credibilità del progetto inviandogli le carte originali attraverso Franco Giorni, un noto commerciante d’armi. Inoltre Marocchino suggerisce a Scaglione di contattare Nesi, uno spedizioniere di Livorno, per organizzare la spedizione dei rifiuti. 
 
Livorno era anche la base della Progresso srl, una compagnia italiana che secondo Mostafa Tolba, direttore esecutivo dell’Unep  (il programma ambientale dell’Onu) era stata creata ad arte per consentire la costruzione di una discarica polifunzionale in Somalia. Sentito da Tarditi, l’amministratore unico della progresso Srl Marcello Giannoni, dichiara di essere sicuro che dei rifiuti industriali e forse ospedalieri venivano spediti in Somalia per diventare materiali di costruzione per la strada e il porto di Bosasso e Garoe.
 
Nel corso delle intercettazioni telefoniche, il procuratore Tarditi ascolta Marocchino dire che può confermare che l’arresto da parte della polizia italiana del presunto assassino di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è una bufala. Tarditi informa immediatamente Franco Ionta, il procuratore titolare dell’indagine sull’assassinio. Qualche giorno dopo Tarditi sente l’avvocato di Marocchino, Stefano Menicacci, che chiama una delle persone intercettate dalla polizia per informarla che era sotto indagine da parte del procura di Asti. «Quella spiata ha ucciso la nostra indagine» dichiarerà Tarditi qualche anno dopo e aver chiuso il fascicolo perché impossibile controllare le presunte discariche. 
 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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