Arriva l’agribusiness

Lanfranco Sbardella

ENERGIA. In Italia crescono di pari passo sia le centrali a biomasse che l’interesse dei coltivatori per questo settore. Ma aumentano anche i dubbi dei comitati cittadini delle zone del Paese interessate dai nuovi progetti.

Coltivare la terra evidentemente conviene. Se da un lato la resa dell’attività batte il tasso d’inflazione, dall’altro l’attenzione di una multinazionale come Enel green power fa riflettere: «Ci interessa la biomassa distribuita sul territorio e non quella importata che non crea valore», ha spiegato il presidente Francesco Starace al forum “Agricoltura del terzo millennio”. Le campagne italiane, secondo il rapporto Nomisma sulle bioenergie, potranno sensibilmente contribuire alla rivoluzione verde: con le colture dedicate, gli scarti agricoli e i residui zootecnici sarà possibile fornire fino al 20 per cento dell’energia rinnovabile prevista nel 2020. Inoltre il valore della terra italiana ha tenuto testa all’inflazione: dagli 11 euro per ettaro del 1998, ai 17 del 2006. Per l’Istituto nazionale di economia agraria (Inea), soprattutto nelle campagne del Nordest dove la terra ha reso il 101 per cento in più.

 

Il cosiddetto “agribusiness” è già una realtà consolidata nel mondo. In Italia invece si parla di campi che saranno coltivati non solo per la distribuzione ma anche per l’approvvigionamento energetico. Alla fine dell’anno scadranno anche gli incentivi economici proprio per le coltivazioni destinate alle centrali a biomasse. Ci sono però dei rischi? A sollevare la domanda e a fornire una risposta sono le decine di comitati spontanei di cittadini sparsi sul territorio interessati dalle centrali. Ad oggi l’Enel conta due impianti di questo tipo: uno in Calabria, la conversione a biomasse della centrale termoelettrica del Mercure, e l’altro in Sardegna, dove nella centrale del Sulcis, in provincia di Cagliari, è stato installato un nuovo gruppo termoelettrico in grado di bruciare anche biomasse come combustibile.
 
In Italia sono in tutto 27 le centrali alimentate a biomasse attive, o in parte, sul territorio, pari ad una produzione complessiva di 257,2 megawatt. Un caso su tutti è quello della Puglia, tra le regioni in cui sono previste diverse nuove centrali, come nel piccolo comune di Calimera dove sono cominciati i lavori per la costruzione di un impianto da un megawatt. Opere partite sei mesi fa dopo un lungo iter amministrativo. Un altro comune interessato è quello di Casarano (25 megawatt), dove però è tutto fermo visto che i comitati della zona hanno costretto il Municipio a indire un referendum sulla centrale. Proprio i cittadini dichiarano che il pericolo principale è la paura di veder bruciato oltre al combustibile organico anche i rifiuti indifferenziati.
 
L’altro rischio è che la tecnologia che si basa sulle biomasse abbia un ciclo di vita troppo breve e non renda quanto preventivato visto che si parla di coltivazioni su vasta scala (proprio in Puglia si brucerebbero gli scarti delle coltivazioni di olivi). Anche le banche hanno capito che la terra rende ed è un investimento sicuro. Molti istituti (Montepaschi, Ubi Banca) hanno infatti deciso di creare strumenti finanziari ad hoc proprio per chi sceglie di investire direttamente. Dalle elaborazioni fornite da Patrimoni (periodico della Class editori), le coltivazioni che rendono di più possono essere suddivise in quattro grandi macro aree. Al Nordest meglio coltivare i vigneti, in Lombardia e Piemonte sono invece più indicati i frutteti e i terreni per florovivaismo. Al Centro trovano migliore sistemazione alcuni tipi di vigneto, orti e poderi frutti-viticolo.
 
Al Sud, infine, gli agrumeti. Il business legato alle agro-energie non è ancora molto sviluppato in Italia. Nel nostro Paese, ad esempio, tuttora non esistono agenzie immobiliari che offrono capannoni agricoli già strutturati per questo scopo. A differenza di nazioni come gli Usa o l’Australia dove l’agribusiness ha fatto nascere un segmento specifico di mercato. In Italia per il momento è l’offerta fieristica a spiegare ai coltivatori le opportunità di questo nuovo mercato. Infatti l’ultima edizione di Vegetalia agro energie, che si è svolta lo scorso marzo alla fiera di Cremona, ha registrato un incremento di visitatori a dimostrazione di un crescente interesse per il settore. Ma bisogna fare grande attenzione ai rischi di business e di potenziali speculazioni. 

 

 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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