Brescia contro l’amianto
RIFIUTI. Il Comitato spontaneo scende oggi in piazza per bloccare la costruzione della discarica a San Polo.
Non si ferma la battaglia del Comitato spontaneo contro le nocività per bloccare la costruzione della discarica di amianto a San Polo, nella zona sud-est di Brescia. Per questa mattina l’appuntamento è alle ore 9 davanti al Palagiustizia per attendere la sentenza del Tar che si dovrebbe pronunciare sulla richiesta di annullamento dell’autorizzazione concessa alla Profacta Spa, holding Faustini, proprietaria della cava. I lavori sono fermi dal 10 marzo, giorno in cui il Tar predispose una sospensiva momentanea, fino al 28 aprile, per permettere alla Regione Lombardia, che si è costituita parte lesa, di presentare tutte le carte necessarie alla sua difesa.
Documentazione depositata solo una settimana prima della data fissata per l’udienza finale, motivo per cui l’avvocato di un altro comitato che si batte contro le nocività bresciane, il Comitato Difesa Salute Ambiente di Brescia, Pietro Gambarino, ha chiesto ulteriore tempo per poter esaminare gli atti, prolungando di fatto il periodo di sospensiva ai lavori. Secondo il ricorso, infatti, le distanze minime di 200 m dalle abitazioni e 1000 dagli edifici pubblici non sono state rispettate: la discarica della Profacta ne dista solo 100 dal primo immobile abitato e 150 da un nucleo di case, mentre la prima scuola si trova a 870 m.
Inoltre per l’area in questione, nelle cui vicinanze vi sono altre cave attive, discariche, tombate e non, alcune delle quali contenenti rifiuti speciali, il Piano Regolatore Generale del Comune di Brescia prevede una riqualificazione urbanistica e il recupero ambientale attraverso la realizzazione di impianti sportivi leggeri o parchi urbani. E ancora. Inadeguata informazione ai cittadini, dal momento che l’avviso è stato pubblicato su Il Giorno, con bassa diffusione a Brescia, presenza di falde acquifere superficiali che potrebbero contaminare quelle più profonde, adibite a uso umano.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






