Contro la legionella più igiene e anche un po' di buon senso

Patrizia Esposito (Biologa)

COMMENTI. Gli impianti idrici, in particolare le reti di distribuzione d’acqua sanitaria e i circuiti di condizionamento e umidificazione, sono spesso colonizzati da differenti specie batteriche. Qualche consiglio per prevenire brutte sorprese.

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un maggiore interesse dei problemi che riguardano lo sviluppo biologico all’interno delle reti di distribuzione idriche ed alle implicazioni sanitarie che ne derivano. L’attenzione e gli eventuali interventi hanno riguardato il monitoraggio della qualità dell’acqua e la distribuzione di essa per il consumo umano, sensibilizzando perfino i consumatori ad una maggiore considerazione della qualità dell’acqua a loro distribuita.

 
Infatti è da considerare che l’acqua potabile non è sterile, anzi dal punto di vista microbiologico è caratterizzata dalla presenza di microrganismi in grado di colonizzare le tubazioni sopravvivendo alle scarse fonti di nutrimento delle tubature ed ai trattamenti a cui essa viene sottoposta.
 
I batteri tendono ad aderire alle superfici delle tubazioni, e se inoltre le condizioni ambientali lo consentono, il loro accrescimento sarà rapido, dando origine al biofilm. Il biofilm è una struttura organica complessa, in genere viscosa, in cui è possibile isolare muffe, lieviti, alghe protozoi, virus e batteri assieme ai costituenti del loro stesso metabolismo; tale ambiente offre ai microrganismi stessi una protezione da agenti detergenti e comuni disinfettanti.
 
Negli ultimi tempi l’attenzione degli enti sanitari si è concentrata sulle possibili patologie derivanti dalle differenti specie batteriche che possono colonizzare gli impianti idrici; sebbene la concentrazione dei microrganismi presente nelle reti di distribuzione idrica non sia elevata, più pericolose sono quelle situazioni di modesta colonizzazione all’interno di reti di distribuzione d’acqua sanitaria, dei circuiti di condizionamento e umidificazione, che rappresentano bacini artificiali per l’accrescimento e lo sviluppo batterico.
 
Il batterio della Legionella Pneumophila è un agente eziologico, capace di provocare una grave forma di polmonite acuta, definita “malattia del legionario”.
 
Tale definizione risale al 1976, anno in cui iniziarono le sperimentazioni su tale batterio, dopo un increscioso avvenimento:in un raduno di ex-legionari del Vietnam, tenutosi presso un hotel di Philadelphia, quando  221 su 4400 contrassero una grave infezione polmonare, che risultò mortale per 34 di loro; gli studi successivi accertarono che l’infezione era stata contratta per inalazione di particelle di acqua sotto forma di aerosol.
 
Inizialmente si cercò la causa negli impianti di climatizzazione e nei circuiti di umidificazione, in  grado di nebulizzare l’acqua nel flusso di aria. Dimostrata la presenza di tale batterio anche nei circuiti di torri evaporative e di sistemi di raffreddamento, anche essi capaci di nebulizzarla sotto forma di aerosol, si evidenziò che il pericolo della contaminazione poteva provenire da alcuni impianti di condizionamento, muniti di prese d’aria esterne poste nelle vicinanze di emissioni provenienti da torri evaporative.
 
Solo dopo svariati anni di studio, si è raggiunta la consapevolezza che gli impianti più a rischio sono quelli di  distribuzione dell’acqua calda sanitaria, a causa di basse  concentrazioni  di disinfettante presenti nelle reti di distribuzione che non riescono a garantire l’assenza del batterio.
 
Oggigiorno l’infezione polmonare definita “Legionellosi” deve preoccupare, ma in giusta misura: viene contratta per inalazione di goccioline di acqua contaminata di diametro 1-5 micron, che risultano essere le più pericolose per la capacità di penetrare negli alveoli polmonari; nella maggior parte dei casi colpisce individui immunodepressi con patologie croniche in atto e individui all’ultimo stadio della sindrome da Aids, e solo in misura minore colpisce individui affetti da patologie polmonari croniche ed anziani.
 
Prima di capire quali potevano essere le strategie di controllo all’interno delle reti di distribuzione dell’acqua sanitaria, era importante comprendere quali condizioni promuovevano lo sviluppo di tale batterio.
 
Infatti la Legionella Pneumophila si moltiplica a temperature comprese tra i 25 e i 45°C; al di fuori di questo intervallo, per temperature fino a 60°C e fino a 5°C, il batterio si trova in uno stato quiescente in grado di sopravvivere ma non di moltiplicarsi.
La diffusione si verifica in luoghi in cui l’acqua calda viene distribuita con sistemi di ricircolo. Si comprende quindi che il problema può verificarsi in strutture pubbliche e private quali ospedali, case di cura, grandi alberghi, in cui la temperatura dell’acqua è mantenuta entro i 45°C .
 
La diffusione di tale batterio è legata ad un processo di usura degli impianti di acqua calda; infatti dopo molti anni e senza un corretto trattamento dell’acqua, accumulano incrostazioni; tali depositi calcarei, costituiti da calcio e magnesio, forniscono nutrimenti al batterio e nel contempo una protezione, per la loro natura porosa, dagli agenti disinfettanti.
 
Negli ultimi anni sono state condotte numerose sperimentazioni per la bonifica degli impianti contaminati, per l’eliminazione del biofilm e della Legionella Pneumophila. Tali metodologie si basano su principi fisici, chimico fisici e sull’utilizzo di prodotti disinfettanti: iperclorazione, trattamento termico, ionizzazione tramite ioni rame ed argento, biossido di cloro, utilizzo di soluzione stabilizzata di perossido di idrogeno e sali di argento, radiazione ultravioletta.
 
Oggi le metodologie più comuni, quali iperclorazione e shock termico vengono confrontate con soluzioni alternative quali micro dosaggi di ioni, utilizzo di prodotti alternativi quali perossido di idrogeno e ioni argento, e radiazioni ultraviolette; infatti spesso i risultati più soddisfacenti si ottengono dall’abbinamento di più metodologie.
 

Non bisogna, però trascurare che l’efficacia del processo di sanificazione dipende anche da numerosi altri fattori quali una minuziosa pulizia dei serbatoi, dei boiler e delle tubazioni delle reti idriche, accompagnata dalla presenza di un corretto trattamento dell’acqua come prescritto dalle leggi e dal buon senso.  

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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