Di Montaguto e di altre frane annunciate
DISSESTO. Nella lotta al contenimento del rischio idrogeologico l’unico strumento davvero utile si chiama Presidio geologico territoriale.
Nella lotta al contenimento del rischio idrogeologico l’unico strumento davvero utile si chiama Presidio geologico territoriale. Si tratta di un mezzo di azione preventiva da attivare nelle aree più esposte al pericolo frane e smottamenti che ieri l’altro è stato rilanciato dal pool di geologi impegnati a studiare la morfologia del terreno intorno a Montaguto. Dallo scorso undici marzo, quando un costone dell’Appenino avellinese si è abbattutto sulla cittadina e sul circondario, la linea ferroviaria tra Campania e Puglia attende ancora di essere ripristinata. I test di fine maggio hanno dato esito positivo, ma se il traffico su rotaia tornerà alla normalità come annunciato dalla Protezione civile, gli sfollati sono ancora molti.
E protestano, in piazza e come in tribunale. Il Consiglio dell’Ordine dei geologi pugliesi ha comunicato il proprio sostegno al procedimento di class action pubblica avviato dalla Confconsumatori regionale il 3 aprile scorso, assicurando un apporto tecnico all’azione legale. Il 100 per cento dei Comuni dell’area, ha avvertito l’Ordine, presentano situazioni di rischio frana che interessano, frequentemente, proprio gli ambiti edificati. Ad eccezione di Montaguto, tuttavia, i geologi non chiedono nuovi piani straordinari: sono già stati approvati tutti gli interventi necessari, sottolineano in una nota. A mancare, invece, sono i finanziamenti per attuarli.
Va così un po’ in tutta Italia. La Calabria sembra spiccare per emergenza frane, con 550 eventi registrati negli ultimi due inverni. Ma, sono gli stessi dati del ministero dell’Ambiente a sostenerlo, le aree ritenute ad alta criticità interessano l’81,9 per cento dei Comuni. Così accade che i costi della messa in sicurezza, sempre successiva all’emergenza, sono davvero ingenti. Solo per far fronte ai danni di frane e alluvioni, il nostro Paese ha speso due miliardi di euro in soli dieci anni, l’equivalente dello 0,2 per cento del Pil l’anno.
Così, il prossimo 16 giugno a Roma oltre quattrocento esperti e scienziati ragioneranno anche sull’aspetto economico del fenomeno, in un mega forum dal titolo “Le frane in Casa”. Sostenendo un messaggio corale che è anche un invito alle istituzioni: «Lo Stato non resti fermo. I rischi sono davvero molto alti».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






