Fiducia numero trentatré

Dina Galano
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INTERCETTAZIONI. Il lavoro in commissione Giustizia si chiude senza il voto degli emendamenti. L’atto estremo del governo, per il Pdl, «è giustificato dall’ostruzionismo dell’opposizione». Che, compatta, conferma il no al ddl.

Prende la parola il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito: «Il governo, apprezzate le circostanze, pone la fiducia su un emendamento interamente sostitutivo del testo, che tiene in considerazione l’approfondito lavoro che è stato svolto dalla commissione Giustizia». L’iter è ormai familiare: le tredici correzioni al ddl intercettazioni presentate ieri l’altro, il giorno dopo sono strizzate in un maxiemendamento che chiede ai senatori di maggioranza di chiudere un occhio - o entrambi - per una sola volta e pigiare il bottone.
 
Il trentatreesimo sforzo di unità dall’inizio della legislatura giunge dopo che il lavoro in Commissione si è concluso senza il successo sperato, con nemmeno un emendamento approvato. «L’ostruzionismo dell’opposizione legittima la fiducia», ha dichiarato già in mattinata il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, pronosticando l’esito estremo. Che è arrivato nel pomeriggio, tra le rumorose proteste dei partiti di opposizione questa volta coesi, senza eccezioni alcuna, a promettere voto contrario.
 
La dimostrazione di forza del governo, «arrogante nel rapporto con il Parlamento» come ha chiarito Marina Sereni del Pd, ha infatti unito il centrosinistra invitato dallo stesso segretario Pierluigi Bersani «a non cadere nella trappola del guelfi e ghibellini che vuole Berlusconi». Anche l’Udc ha apprezzato poco la richiesta di fiducia; «un atto di debolezza da parte della maggioranza» secondo il senatore Giampiero D’Alia che, commentando la notizia che la decisione era stata presa già il 25 maggio scorso dal Consiglio dei ministri, ha rincarato: «Tutti questi rinvii che ci sono stati in Commissione e tutto il dibattito che ne emerso dopo è stata chiaramente una presa in giro e una mortificazione del ruolo istituzionale delle Camere».
 
«Metodi da ventennio» li ha definiti il leader dei Verdi Angelo Bonelli, annunciando che «come i carbonari distribuiremo le intercettazioni “vietate per legge” nelle piazze e nelle cassette delle posta degli italiani». I cittadini, insomma, da un lato conosceranno sempre meno per effetto delle norme introdotte a “bavaglio” dell’informazione, dall’altro perderanno in sicurezza effettiva con la drastica riduzione di capacità investigativa derivante dai nuovi limiti all’uso delle intercettazioni. Lo ha ricordato, ancora una volta, il presidente nazionale di Magistratura Democratica Claudio Castelli, preoccupato per la perdita di «uno strumento a volte esclusivo, spesso preziosissimo per arrivare alla verità».
 
Se l’opposizione si fa portavoce di tutte le istanze di magistrati, polizia e organi di informazione, la strada maestra sembra condurre inevitabilmente alla Corte costituzionale. «Il testo sulle intercettazioni è pieno di elementi di irragionevolezza. Ci sono motivi per ricorrere alla Consulta», ha affermato la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro. Ma da stamani iniziano le dichiarazioni di fedeltà e, salvo sorprese, non resta che aggrapparsi agli aspetti procedurali. Si grida al «regime» e si spera nel Colle.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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