Governo appeso al filo

Dina Galano
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INTERCETTAZIONI. Alle battute finali, il ddl torna in Commissione per l’ultimo esame. Un passaggio necessario dopo l’avvertimento di Berlusconi: «Non deve subire altre modifiche». Nel pomeriggio inizia il voto in Senato.

Dalla direzione del Pdl di ieri il messaggio è giunto forte e chiaro: il ddl intercettazioni ha già creato troppi problemi e, salvo gli ultimi aggiustamenti, non deve essere più modificato. «Non rispetta le promesse» del programma di governo, ha avverito Berlusconi che poi ha intimato: alla Camera «dove è stato a lungo vagliato, il ddl non subirà altre modifiche». Il centrosinistra di fronte alla blindatura del testo accusa il presidente del Consiglio di «delegittimare ancora una volta il Parlamento, destabilizzando le istituzioni democratiche e svilendo il ruolo dell’opposizione». 
 
Laddove tuttavia ci siano ripensamenti da far valere, il termine scadrà oggi alle 15 quando inizierà il voto al Senato. Tredici gli emendamenti presentati dalla maggioranza che è uscita compatta dalla riunione di ieri con l’apprezzamento di Fini, che vale più di un semplice via libera, nei confronti del premier cui «va l’onore di essersi astenuto sul ddl intercettazioni». La commissione Giustizia dovrà però considerare anche la mole di subemendamenti che l’opposizione, sensibilmente contraria all’approvazione, dovrà confezionare in meno di 24 ore. Ma tutto fa credere che non ci saranno ulteriori sorprese. Dopo due anni di attesa, il disegno di legge che prevede norme stringenti per editori, giornalisti e magistrati, tutti perseguibili con gradi diversi di pena nell’ipotesi di uso od abuso del mezzo d’indagine, sarà applicato anche ai processi in corso.
 
La battaglia sullo stralcio della norma transitoria, infatti, sembra essersi conclusa con un depennamento del termine per l’entrata in vigore del ddl, originariamente fissato a 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta. Scompare anche la norma che prevedeva l’obbligo per il pm di informare immediatamente Palazzo Chigi nel caso fossero state intercettate comunicazioni tra agenti dei servizi (il cosiddetto emendamento salva-007). Così come la minaccia della “sostituzione automatica” del magistrato che renda dichiarazioni circa un procedimento in corso. Soppresso anche il capitolo riguardante gli atti sessuali in danno a minori, oggetto di un palleggio nervoso che aveva portato a una disciplina differenziata sulla base della diversa gravità delle condotte.
 
Se il pm, poi, chiederà di mettere qualche cimice, non potrà farlo in “luoghi privati”. Magra consolazione quella che deriva dall’innalzamento da 48 a 72 ore dei termini di proroga, ugualmente avversato dagli inquirenti che dovranno per ogni singolo decreto chiedere specifica autorizzazione al collegio di giudici. Ciò che resta, in alcuni casi in misura aggravata, sembra determinato a colpire la libertà di stampa: le sanzioni a carico degli editori arriveranno a 450mila euro e saranno puniti con un nuovo reato anche i casi di pubblicazione di conversazioni destinate alla distruzione.
 
Per i cronisti, il regime è altrettanto austero: carcere e ammende. Per questo la riunione dei Comitati di redazione indetta dalla Federazione nazionale della stampa si è conclusa ieri con un appello alla «resistenza civile». All’orizzonte, lo sciopero e una manifestazione nazionale al fianco dei cittadini.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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