I caldi giorni dell’Ilva
TARANTO. Oggi scioperano i dipendenti delle 234 aziende appaltatrici. Sul fronte ambientale, è scattato il conto alla rovescia per ridurre le emissioni inquinanti predisposto dal sindaco della città Ippazio Stefano.
Il divide et impera esercitato spesso da chi ha il potere sembra essere il malsano principio che governa i destini della sfortunata città di Taranto. Da una parte il diritto alla salute, dall’altra quello di lavorare. In mezzo amministratori, industriali, sindacati e migliaia di cittadini affacciati sul proverbiale cielo avvelenato. Oggi, dalle 7 alle 11, i lavoratori delle aziende di appalto Ilva incroceranno le braccia per quattro ore e si uniranno in assemblea davanti alla portineria Imprese: uno sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm per protestare contro le attuali condizioni e le incerte prospettive lavorative.
Non si tratta di una novità, avendo già diversi comparti scelto di fermarsi nei giorni passati, ma ad essere coinvolte nell’astensione quest’oggi sono ben 234 aziende appaltatrici, per un totale di 3000 persone vittime di quanto denunciano i sindacati: «Falsa concorrenza, sottocosto, subappalto, a discapito di capacità, serietà, affidabilità ed etica». Parole a cui corrispondo i numeri: la decisione di questa settimana di mettere 300 nuovi dipendenti, nel reparto laminatoio a freddo, in cassa integrazione straordinaria a rotazione, facendo salire la cifra totale a 900 unità. Conseguenza della crisi economica, del calo di ordinazioni per l’acciaio, ma secondo i sindacati di una “navigazione a vista” inaccettabile, di cui la classe operaia è vittima sacrificale.
Ma i primi caldi giorni d’estate, per la città di Taranto, non portano mobilitazione e tensione solamente all’interno delle mura della fabbrica: anche fuori l’aria è irrespirabile, e stavolta non si tratta affatto di una metafora. A inizio settimana, il primo cittadino Ippazio Stefano, sollecitato da associazioni e comitati che continuano a chiedere la chiusura della cokeria Ilva per verificare i livelli di benzo(a)pirene, ha scelto un genere di ultimatum diverso, frutto dell’indagine Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, che attribuisce alla cokeria l’inquinamento dell’aria del quartiere Tamburi. Il primo cittadino ha dato 30 giorni di tempo all’Ilva per presentare un piano mirato a ottimizzare gli impianti e ridurre le ricadute in ambito urbano delle emissioni rilasciate.
Nell’ordinanza si chiede inoltre di avviare un sistema di monitoraggio ad alta risoluzione su tutto il perimetro dello stabilimento per rilevare polveri, idrocarburi e altri agenti inquinanti. Una “buona notizia” che fa però allo stesso tempo prendere atto di quale terribile vuoto, in termini di prevenzione e controllo, viga attualmente intorno al colosso siderurgico. Con i nuovi dati Arpa alla mano, si promette come più incisiva e diretta l’azione della Regione Puglia. L’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro ha incontrato gli esponenti del movimento Altamarea ed espresso la volontà di portare sotto i limiti proibiti il benzo(a)pirene entro la fine dell’anno, sollecitando anche l’intervento del ministero dell’Ambiente.
Tra vittime dell’inquinamento e vittime della crisi, si rischi di dimenticare le vittime del lavoro. Saranno onorate sabato mattina in occasione della Giornata dedicata alle morti bianche. Appuntamento ore 10 a Taranto, in Piazza Caduti del lavoro, alla presenza delle massime cariche dell’amministrazione locale pugliese e di don Luigi Ciotti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







