I veleni dimenticati

Vincenzo Mulè

AMBIENTE. Nella discarica di Borgo Montello si teme siano stati sotterrati i fusti della Zanobia, una nave dei veleni. L’inchiesta partita dopo le dichiarazioni di Carmine Schiavone. Che dice: cercate anche altrove.

Un’inchiesta non ancora chiusa, l’audizione di un questore in commissione ecomafia e un mistero tutto italiano. Lo scorso 26 maggio il questore di Latina D’Angelo di fronte all’organismo parlmentare presieduto da Gaetano Pecorella ha affermato che «da poliziotto,  dico che quel che c’è sotto la discarica di Borgo Montello andrebbe monitorato approfonditamente». Lo ha detto quasi alla fine di un percorso che culminerà con la stesura di un dossier sulla gestione dei rifiuti nel Lazio previsto per settembre. Lavoro che, invece, a livello nazionale, porterà a una relazione finale sulla questione delle navi dei veleni.
 
A Latina, i due argomenti avrebbero un elemento in comune: la discarica di Borgo Montello. Dove sarebbero stati sotterrati i fusti di rifiuti tossici della nave Zenobia. Mentre il presidente della provincia di Latina, ancora in commissione ecomafia, ha dichiarato che «è pronto un progetto per vedere cosa c’è sotto la discarica», il fronte del veleno potrebbe allargarsi. Coinvolgendo altre zone di Latina. 
 

L’inchiesta è partita dalle dichiarazioni rese dal pentito di camorra Carmine Schiavone già nel marzo del 1996. In generale, il quadro che ne emerge è quello di un basso pontino in mano alla criminalità organizzata, dove camorra e ‘ndrangheta si spartiscono territorio e affari. A curare gli interessi dei casalesi a Latina era Antonio Salzillo, nipote diretto di Ernesto e Antonio Bardellino. Un legame che si rompe nel 1988, insieme al sodalizio tra i Casalesi e il clan Bardellino. 
 

Nel racconto del cugino di Sandokan, non solo emerge che nella discarica di Borgo Montello Antonio Salzillo «faceva occultare bidoni di rifiuti tossici o nocivi per ognuno dei quali mi diceva che prendeva lire 500.000». Dichiarazioni che trovarono riscontro in uno studio dell’Enea del 1996, che individuò nella zona una anomala massa metallica. 
 
Non solo. Schiavone parlò anche di un altro sito usato per smaltire rifiuti tossici o nocivi: «Salzillo mi diceva pure che smaltiva rifiuti tossici anche sul lungomare di Latina in una delle buche dalle quali era stata estratta sabbia od in luoghi adibiti ad allevamento di animali». 
 
Una indicazione geografica un po’ vaga, tanto che nessuno ha mai chiesto un supplemento di indagini per verificarne la veridicità. Qualcuno, però, ha azzardato. E ha tentato di dare una collocazione precisa all’indicazione dell’ex camorrista. E tutti gli indizi sembrerebbero portare alla zona di Borgo Sabotino o di Sabaudia. E gli animali citati sarebbero le bufale. Non solo.
 
Destano preoccupazione anche le acque del fiume Asture, per le quali il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ha chiesto «di avviare un monitoraggio urgente, nonché delle falde acquifere del comprensorio, per verificare la presenza di agenti inquinanti fuoriusciti dalla discarica». Se da un lato le audizioni in commissione rifiuti hanno portato nuovamente in primo piano l’emergenza ambientale in provincia di Latina, dall’altro c’è da considerare che la soluzione non sembra così vicina come emerso dalle stesse dichiarazioni rese dai politici locali. 
 
Lo ricorda il commissario straordinario dell’Arpa Lazio Corrado Carrubba quando sottolinea che la situazione «vive una fase di stallo. La decisione di scavare deve essere presa dalla conferenza dei servizi, di cui fa parte il comune di Latina. Che però è commissariato». 
 
Nei giorni scorsi Aldo Forte, capogruppo dell’Udc alla Regione Lazio, ha spedito una lettera proprio Arpa per sollecitare l’inizio degli scavi nella discarica. «Iniziativa che ignoro e che rispedisco al mittente – conclude Carrubba – Se c’è una cosa che andrebbe evitata in questa occasione è la speculazione politica». 
 
Ma «tempi più immediati» sono sollecitati anche da Bruno Landi, amministratore delegato di Ecoambiente, la società che gestisce l’impianto di raccolta di Borgo Montello: «Siamo i primi ad avere l’interesse a sapere cosa ci sia sotto la discarica. Soprattutto per una questione di tutela dell’ambiente». 
 

 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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