Il regime ti viene a prendere
TESTIMONIANZE. Liman Kounatè Mallam, leader del Movimento per la salute del Camerun, oggi si trova detenuto nella capitale Yaoundé. La sua storia è fatta di fughe, esilio, rapimenti e corruzione delle autorità.
I protagonisti di questa storia sono il Camerun e il suo antico nemico, la Nigeria.
Dopo il conflitto di Bakassi (la zona petrolifera che è stata fonte di alta tensione transfrontaliera tra i due Paesi, poi conclusa con l’intervento dell’Onu in favore del Camerun), le relazioni fra i due Paesi sono ormai normalizzate. A fare le spese di questo ritorno alla calma, l’oppositore Limam Kounaté, camerunense di 39 anni, capo del Movimento per la salute del Camerun. Kounaté aveva apertamente chiesto al presidente Paul Biya di dimettersi dopo il massacro di 136 giovani nel febbraio 2008, uccisi per aver protestato contro la modifica della Costituzione. Ma un oppositore in questo clima politico sarebbe stato tollerato quanto un sasso nella scarpa.
Inizialmente, Kounaté è stato forzato all’esilio dai vertici del regime, originari come lui dalla parte nord del Camerun, intenzionati a proteggere i loro privilegi dentro l’apparato politico.
Ricercato, Liman Kounatè Mallam aveva ricevuto lo status di rifugiato politico nella vicina Nigeria, nel Borno State a Maiduguri. Il 21 aprile 2009 Cavaye Yeguié Djibril, presidente del parlamento del Camerun, e il vice primo ministro Amadou Ali - entrambi originari del Nord - hanno spedito con discrezione a Maiduguri un deputato scortato da un agente di polizia della direzione generale della ricerca esterna (Dgre) e da un sergente dell’esercito.
Secondo giornali camerunensi e nigeriani, “l’onorevole” portava una posta confidenziale e “un regalo” destinati al governatore del Borno State, Ali Shérif Modu. Il settimanale regionale L’oeil du Sahel riferisce che le élite del Nord - musulmane come le autorità del Borno State con il quale Camerun del nord divide la sua frontiera terrestre - nella missiva chiedevano alle autorità nigeriane di aiutarle a mettere le mani su questo «bandito pericoloso per la regione e il paese», che «osava scrivere al presidente atrtaverso i mass media chiedendogli di dimettersi». La loro missione - sempre secondo il giornale - dopo aver incassato l’accordo delle autorità di Maiduguri, consisteva nel sedare e drogare il rifugiato, bendargli gli occhi, gettarlo nella parte posteriore di un veicolo chiuso dal sigillo diplomatico. Destinazione: la frontiera.
Il settimanale prosegue: «Alla frontiera, enigma, i soldati nigeriani che erano stati incaricati di intercettare la manovra, parlano della Convenzione di Ginevra. Un vero contropiede, dato che non esiste nessun accordo di estradizione tra i due Paesi e nessuna procedura ufficiale era stata formalmente intrapresa. I negoziati si trascinano e, verso le ore 20 del 22 aprile 2009, giungono a un accordo con il pagamento di “un bakchich” (corruzione) di due milioni franchi (pari a circa 3.000 euro) da parte della “delegazione” camerunense. (…) La piccola delegazione può allora attraversare impunemente la frontiera. (…) Liman Koumaté Malloum viene gettato dentro un’automobile sotto la sorveglianza dal comandante della polizia. (…) I nigeriani hanno rifiutato di comunicare qualsiasi informazione alle autorità camerunesi circa la perquisizione avvenuta al domicilio di Limane Koumaté Malloum a Rainway Terminus (Maiduguri). Ma nei documenti di cui si è venuti in possesso compare l’elenco dei nordisti che devono fare parte del suo governo. (…) Limam Kounaté risulta detenuto nell’isolamento totale nelle celle della DGRE a Yaoundé, ed avrebbe già perso la vista, a seguito del suo duro trattamento».
In un Paese in cui è criminale parlare dell’alternativa politica, il potere tollera soltanto le piazze che sostengono l’appello per una nuova candidatura del vecchio Paul Biya.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







