Israele, inchiesta interna sui morti della nave pacifista

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. Sull’assalto alla Freedom flotilla diretta verso Gaza via libera di Netanyahu all’indagine di Stato. L’Ue: «La Commissione sia credibile». Gli Usa: «Soddisfatti». Ankara invece esprime scetticismo.

Una commissione interna e non indipendente. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu farà da sé. I fatti del 31 maggio, quando un commando israeliano ha assaltato le sei navi della Freedom Flotilla mentre si trovavano in acque internazionali per consegnare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, verranno verificati. Lo ha annunciato ieri il premier Israeliano Netanyahu dopo la discussione finale nella Knesset, il parlamento israeliano, e il voto unanime a favore della commissione interna.
 
Verrà accertata la decisione di attaccare, la risposta degli attivisti a bordo, le morti e la prigionia dei sopravvissuti. Ma ci penserà Israele. E senza bisogno di incidenti probatori, visto che a nessun organo, all’infuori degli stessi esercito e polizia coinvolti nei fatti, è stato permesso di accedere ai sopravvissuti, o anche solo visionare il copioso materiale filmato dagli attivisti prima e durante gli scontri in alto mare. Non vi saranno testimoni esterni, e in pratica la sola voce sarà quella degli uomini della sicurezza di Tel Aviv.
 
Saranno loro stessi a spiegare la decisione di agire in base alla “pericolosità” degli elementi a bordo della nave, soprattutto i turchi, a chiarire come mai i soldati hanno sparato dopo essere stati soccorsi dai passeggeri, e perché le vittime siano state uccise con colpi alla testa a distanza ravvicinata. La commissione conterà anche due osservatori stranieri, incluso il nobel per la pace irlandese David Trimble. «La decisione di una commissione interna», ha spiegato Netanyahu, «mostrerà al mondo il fatto che Israele ha agito legalmente, e in totale trasparenza.
 
La flottiglia per Gaza non è stato un incidente isolato. Viviamo fra mille difficoltà e ci difendiamo da chi lotta per distruggere il nostro Stato». Niente da fare, quindi, per la commissione internazionale che invece la Turchia, parte lesa nell’incidente visto che i morti erano quasi tutti turchi, chiede a gran voce. A costo di rivedere – così ha minacciato il ministro degli esteri di Ankara Ahmet Davotoglu, e gli ha fatto eco dal summit del commercio turco-arabo di Istanbul il premier Recep Erdogan – i rapporti commerciali con Israele. Tel Aviv mantiene il pugno di ferro anche sull’assedio contro Gaza, dopo tre anni, rimarrà l’embargo assoluto.
 
Proprio ieri la Croce Rossa ha ufficialmente dichiarato illegale il blocco, in piena violazione della quarta Convenzione di Ginevra. Ma a quanto pare resterà lo stesso, perché a chiederne la proroga è stato lo stesso Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese dal mandato scaduto oltre un anno fa. In via non ufficiale avrebbe chiesto a Obama di intercedere per mantenere il blocco sulla Striscia perché toglierlo favorirebbe Hamas. Una richiesta spalleggiata dall’Egitto, che con uno spettacolare gesto mediatico aveva aperto il confine di Gaza la settimana scorsa. Ancora una volta i palestinesi vengono traditi dai fratelli arabi.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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