Italia, fuga dal futuro

Diego Carmignani

INDAGINE. Il Censis fotografa il nostro Paese nel 2030. Senza sviluppo dell’occupazione e riduzione del debito pubblico, gli over 65 saranno un quarto della popolazione. Sud sempre più povero e spopolato.

"Si stava meglio quando si stava peggio” è un adagio ancora molto diffuso in Italia, ma destinato ad estinguersi con grande rapidità. Perché la nostra antistorica nazione, il peggioramento ce l’ha davanti, e non alle spalle. Il quadro offerto ieri dal Censis nel convegno “Come staremo al mondo?”, che ha aperto il “Mese di sociale” organizzato dall’Istituto di studi sociali, è la risultante dei mali più diffusi che affliggono oggi il Paese, portati alle loro possibili estreme conseguenze: disoccupazione, invecchiamento, spopolamento.
 
Queste le caratteristiche che si radicalizzeranno nell’Italia del futuro, per la precisione tra 20 anni, nel 2030. Una visione che, nel medio periodo, individua per l’Italia, come fattori cruciali per le sue sorti, l’evoluzione del capitale umano e la progressiva liberazione dal debito pubblico, per ridurre il quale nel corso dei prossimi dieci anni serviranno 480 mila nuovi posti di lavoro e 12 miliardi di euro l’anno. Altrimenti, gli attuali standard di vita si rivelerebbero impossibili da sostenere. Per scongiurare questa ipotesi, le politiche nazionali dovrebbero allora mettere al centro le nuove generazioni e dare loro maggiori opportunità, al contrario di quanto sta avvenendo: si stima infatti che gli individui di età compresa tra i 18 e i 34 anni saranno un milione in meno tra quattro lustri.
 
Diretta conseguenza, il primato incontrastato come Paese più anziano d’Europa. Le previsioni demografiche lo dimostrano. I giovani passeranno da una quota del 20 per cento della popolazione al 17,4; i bambini di 0-14 anni dal 14 al 12,9; gli over 65 anni aumenteranno dagli attuali 12 milioni 216 mila a 16 milioni 441 mila (+34,6 per cento), rappresentando così più di un quarto dell’intera popolazione italiana; gli over 80 anni aumenteranno di 1 milione 940 mila, toccando quota 5 milioni 452 mila: l’8,8 per cento delle persone. La mappatura di questo Paese dai capelli argentei interessa una quantità di persone che complessivamente crescerà del 3,2 per cento: nel 2030 saremo più di 62 milioni, ma con notevoli differenze di regione in regione.
 
Abbandonato a se stesso e lontano da progetti di sviluppo, il Mezzogiorno si desertificherà, e non per effetto dei cambiamenti climatici: il 4,3 per cento di persone in meno nel Meridione, emorragia di risorse umane indicata anche da un tasso migratorio (saldo tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche) negativo (-1,0 per mille abitanti nel 2020). E il divario col Settentrione, per il Sud, si rivelerà inesorabilmente più evidente. La popolazione del Centro-Nord andrà ad aumentare in maniera consistente (+7,1 per cento) soprattutto grazie all’effetto dell’immigrazione. Scenari poco sorprendenti che ci identificano come palla al piede del Vecchio continente.
 
Anziani, pochi e con un blocco psicologico pesante: quel debito pubblico che si inerpica fino al 118,2 per cento rispetto al Pil. Un macigno che ci distingue rispetto a Paesi, come Spagna, Francia o Germania, che sono ben al di sotto della fatidica soglia del 100 per cento.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31