La Cina potenzia le cure negli ospedali psichiatrici
ASIA. Dopo la recente ondata di attacchi contro le scuole, le autorità sanitarie cinesi preparano una ristrutturazione su larga scala che coinvolgerà 550 strutture di accoglienza per pazienti con disagi mentali.
Ristrutturare ed espandere 550 tra ospedali e dipartimenti psichiatrici per garantire su tutto il territorio nazionale una migliore assistenza ai pazienti affetti da disagi mentali. La recente ondata di attacchi nelle scuole elementari che ha investito la Cina, causando tra marzo e maggio la morte di 15 bambini e il ferimento di 68 piccoli studenti, ha spinto le autorità sanitarie cinesi a pianificare un rinnovo su larga scala delle strutture di accoglienza per i soggetti che soffrono di patologie psichiatriche, allo scopo di incrementarne l’efficienza, la funzionalità e l’accessibilità. Un provvedimento che si andrà ad affiancare al Piano nazionale per la salute mentale varato a febbraio, in base al quale ciascuna provincia cinese dovrà dotarsi di almeno un servizio di aiuto e consulenza telefonici entro la fine dell’anno, e che risponde alla necessità affrontare un problema attualmente al centro di un ampio dibattito in tutto la Cina.
Secondo le stime ufficiali dei ministero della Salute, attualmente nel Paese della Grande Muraglia le persone affette da forme differenti di problemi mentali sono oltre 100 milioni; di questi 18 hanno a che fare con patologie considerate gravi. Ecco perché pochi giorni fa il ministro della Salute Chen Zhu ha dichiarato le autorità cinesi sono «chiamate a fa fronte a una sfida impegnativa per l’assistenza ai soggetti che necessitano di trattamenti psichiatrici», facendo eco alle parole utilizzate dal premier Wen Jiabao per commentare l’ultimo attacco contro un asilo, avvenuto a metà maggio: «Dobbiamo risolvere i problemi sociali del Paese e aiutare chi ne ha bisogno».
Già nei mesi scorsi le autorità hanno lanciato un programma di monitoraggio su larga scala per tenere sotto controllo la salute mentale della popolazione e migliorare i servizi nelle zone maggiormente problematiche. Tra i dati emersi, uno particolarmente rappresentativo che ha attirato l’attenzione degli addetti ai lavori è stato quello che indicava che l’82 per cento delle 1.515 persone accusate di crimini violenti e poste sotto monitoraggio psichiatrico presso il Beijing Hospital soffriva di qualche forma di disagio mentale. Una prova inconfutabile, secondo i medici e gli psichiatri, citati da più parti nella stampa e nei media locali, della necessità impellente che ha in questo momento il governo cinese di investire nel settore dell’assistenza ai pazienti affetti da problemi psichiatrici.
In Cina ogni 100mila persone ci sono 1,26 psichiatri qualificati, un numero più basso di quello della media dei Paesi sviluppati, che è di 4. Secondo il professor Tian Chenghua dell’Istituto per la ricerca psichiatrica dell’università di Pechino, citato dal quotidiano China Daily, «allo stato attuale solo un ristretto numero di ospedali ha dei dipartimenti di salute mentale», un fattore che «deve essere tenuto in considerazione quando si parla di sicurezza e disagio sociale».
Una parte consistente del dibattito che si è sviluppato nel Paese riguarda il problema dei minori affetti da patologie psichiatriche. In base ai dati diffusi all’inizio di giugno dal Beijing Anding Hospital di Pechino e dalla Associazione medica cinese, uno su dieci dei 341 milioni di minori che vivono in Cina soffre di disordini mentali o comportamentali, che vanno dalla depressione all’instabilità emotiva, dagli atteggiamenti compulsavi ai comportamenti ossessivi e distruttivi. Secondo Cui Yonghua, psichiatra infantile tra gli autori della ricerca, «il numero dei pazienti con meno di 18 anni è andato aumentando negli ultimi anni e ora è difficile trovare posto per i nuovi».
Uno dei principali problemi è rappresentato dal fatto che molte regioni periferiche sono completamente sprovviste di strutture di assistenza, oppure sono dotate solo di piccoli centri insufficienti a far fronte alla domanda complessiva. Il risultato, sottolineano i medici, è che sempre più spesso i minori devono fare riferimento agli ospedali dei grandi centri, che risultano sempre più sovraffollati.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







