La Corte e l’atomo
NUCLEARE. Tra gli ambientalisti c’è delusione per l’inammissibilità della Consulta ai ricorsi sulla legge del governo che apre alle nuove centrali italiane. Bonelli (Verdi): «La partita sulla legittimità non è finita».
Martedì i giudici della Consulta, avevano ascoltato in udienza pubblica gli avvocati delle Regioni e l’avvocatura generale dello Stato per conto del governo, affrontando la questione nella camera di consiglio di ieri pomeriggio. La Corte Costituzionale ha poi annunciato di avere rigettato i ricorsi presentati da Lazio, Umbria, Basilicata, Toscana, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Liguria ed Emilia Romagna. Anche se bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, scritte dal vicepresidente della Consulta Ugo De Siervo, per comprendere quali siano le competenze che i giudici costituzionali hanno ritenuto prevalenti per quanto riguarda il nucleare alla luce della riforma del titolo V della Costituzione.
Questa stabilisce che la tutela dell’ambiente e della salute sono di competenza statale, mentre per quanto riguarda energia e governo del territorio, lo Stato deve confrontarsi con gli enti locali. Le Regioni ritenevano costituzionalmente illegittime alcune disposizioni della legge sul ritorno al nucleare. Ma la Corte Costituzionale «ha dichiarato queste censure in parte infondate ed in parte inammissibili». Resta incostituzionale solo l’articolo 4 della legge che metteva assieme l’urgenza del provvedimento e il riscorso ai capitali privati, e proprio per questo bocciato l’8 giugno scorso.
Tra gli ambientalisti c’è aria di delusione. Anche se il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, assicura che «la partita sulla legittimità del nucleare non è ancora finita». Perché la Corte Costituzionale deve ancora pronunciarsi sul decreto delegato del 15 febbario scorso, nel frattempo impugnato da alcune regioni come Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Nessun passo indietro dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Anzi le sue parole confermano che è il suo dicastero ad aver preso le redini dell’affare nucleare, dopo le dimissioni di Scajola. «Entro questa legislatura bisogna dare il via alle prime centrali nucleari» e invitare «la sinistra a dialogare con il governo per un serio dibattito, abbandonando le ideologie», ha affermato martedì il ministro, visitando nel nord della Francia, la centrale di Flamanville.
Visitando l’impianto il ministro ha infine aggiunto che «abbiamo constatato condizioni di assoluta sicurezza e senza impatto ambientale». Il direttore esecutivo di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, non usa mezzi termini. «La “propaganda nucleare” prevista dalla legge 99 - spiega Onufrio - rappresenta un ulteriore paradosso della democrazia: si vogliono spendere risorse pubbliche per convincere i due terzi degli italiani contrari al nucleare, che si tratta della scelta migliore possibile. Una visione manipolatoria dei media che Greenpeace contesta fortemente. Perché rinnovabili ed efficienza possono soddisfare i nostri bisogni energetici e ridurre le emissioni in Italia come a livello europeo e mondiale».
Resta condizioni per il ritorno dell’atomo, insicuro e antieconomico, in Italia». Mentre per il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, il nucleare si farà, perché le norme emanate dal governo già «comprendono l’intesa con le Regioni e quindi sono rispettose della Carta Costituzionale».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






