La settimana della balena
CAMPAGNA. Aperti in Marocco i lavori della Commissione baleniera internazionale. Si teme che le lobby della caccia abbiano il sopravvento. Il Sunday Times denuncia: rischio corruzione e compravendita di voti.
Si apre con un punto interrogativo la 62esima riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC) apertasi ieri ad Agadir, in Marocco: c’è il forte rischio, infatti, che l’esito della votazione del documento finale possa essere influenzato da tentativi di corruzione e compravendita di voti. A renderlo noto è stata un’inchiesta del Sunday Times, che la scorsa settimana ha pubblicato il racconto di una sua inviata che svelava un tentativo di corruzione in un hotel di Barcellona. Ieri a denunciare l’argomento sono stati gli attivisti di Greenpeace Italia.
«Con la promessa di soldi e la metodica corruzione - hanno raccontato - i Paesi balenieri stanno cercando di raggiungere la maggioranza alla riunione della IWC». Per ricordare a tutti che la caccia di balene è illegale, hanno portato ieri mattina sulla scalinata di Trinità dei Monti a piazza di Spagna, una balena gonfiabile lunga 15 metri. Alle 6 del mattino sono cominciati i preparativi: ad accompagnare il finto cetaceo c’erano quattro tute arancioni che hanno srotolato alcuni striscioni. Su uno di questi, di colore azzurro, la scritta “le balene non sono in vendita.
Nei prossimi cinque giorni si deciderà dunque la fine o meno della moratoria internazionale contro la caccia alle balene, in vigore da 24 anni. Il documento finale, proposto dal presidente dalla commissione, Cristian Maquieira, prevede la possibilità per i prossimi 10 anni di poter cacciare in alcune zone concordate. Tutto il contrario di quanto invece c’è scritto nella moratoria. Proprio alcuni membri dell’organismo lo scorso 22 aprile, in occasione di una conferenza stampa, si erano dichiarati scettici rispetto al lavoro della commissione.
«Abbiamo messo a punto un accordo per i prossimi 10 anni» dichiarava Maquieira mostrando una sintesi del documento di risposta che sarà fatto votare agli 88 membri che fanno parte dell‘IWC. In Piazza di Spagna Greenpeace, in merito alla presunta compravendita dei voti, ha ricordato la vicenda di due attivisti, Junichi Sato e Toru Suzuki, che rischiano più di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne in capo al programma giapponese di caccia alle balene.
«Rischiamo di veder legittimata la caccia di Giappone, Norvegia e Islanda», ha dichiarato Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace. «E il nostro paese rimane in silenzio». Proprio l’ong, lo scorso 14 giugno, ha recapitato a due ministri della Repubblica una lettera in cui si chiede di prendere posizione di fronte alla caccia delle balene. I due destinatari, i ministri Galan e Prestigiacomo, non hanno ancora risposto.
«L’Italia non può più rimanere a guardare. Deve dimostrare finalmente di voler davvero proteggere le balene», ha concluso l’attivista di Greenpeace, «vogliamo che l’Italia assuma un ruolo di vero leader all’interno dell’Ue per garantire che l’Accordo siglato dall’IWC protegga gli interessi delle balene e non della caccia baleniera».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







