Le cave e i vincoli ignorati

Vincenzo Mulè

DENUNCIA. In provincia di Caserta, nel comune di Maddaloni, la Cementir di Gaetano Caltagirone vuole ampliare l’attività di estrazione. In una area gravata da numerose restrizioni di carattere ambientale.

Una battaglia in difesa dell’ambiente è in corso in Campania. Da una parte la Cementir. società di proprietà di Gaetano Caltagirone. Dall’altra, comitati cittadini e la sezione locale di Legambiente. Un conflitto che va avanti dal 2007, anno nel quale Cementir ha chiesto un’autorizzazione per un progetto di “coltivazione e recupero ambientale di completamento della Cava Vittoria” e di “coltivazione e recupero ambientale in ampliamento” (sul versante orientale del Monte San Michele).
 
La cava, infatti, fornisce il calcare necessario per la produzione di clinker del cementificio e sorge proprio nelle immediate vicinanze del giacimento di calcare del Monte San Michele, a ridosso di numerosi centri abitati. In pratica, l’azienda vorrebbe continuare e ampliare l’attività estrattiva. Su un’area gravata da numerosi vincoli ambientali. Puntualmente ignorati. Dal 10 febbraio 2009 è stata indetta una Conferenza di servizi. Aveva il compito di esprimere un parere sul progetto. Ma il giudizio è rimasto appeso. 
 
L’organo collegiale, nel frattempo, nella seduta del 18 dicembre 2009, ha deciso che la Cementir può presentare una richiesta di autorizzazione per un’attività di coltivazione nelle aree sottoposte a vincolo idrogeologico. 
 
Tutto ciò, secondo le associazioni ambientaliste e i comitati cittadini, dopo aver occultato il parere negativo sul vincolo paesistico di un dirigente comunale, dopo aver ignorato il Prg del comune, secondo il quale il sito è classificato come Territorio rurale di salvaguardia paesistica in cui sono vietate nuove costruzioni, non considerando il vincolo di rimboschimento e tralasciando il vincolo per gli incendi (non si potrebbe modificare alcunché per 15 anni). Ma soprattutto, saltando a pie’ pari anche il vincolo di dissesto idrogeologico,  quello più pericoloso e alla base delle numerose frane e smottamenti che da sempre flagellano la Campania e tutto il nostro Paese.
 
Sebbene l’area sia gravata a macchia di leopardo da vincoli per il rischio di frana R1 (rischio moderato), R2 (rischio medio), R3 (rischio alto), la Cementir intende cavare avvalendosi del fatto che una perimetrazione definitiva del sito ancora non esiste ed interpretando la norma di salvaguardia delle aree gravate da vincolo idrogeologico, il Regio Decreto n.3297 del 30/12/23. 
 
Giocando sul doppio senso della parola “coltivazione”, gli avvocati della Cementir hanno presentato un progetto da loro considerato di salvaguardia ambientale che hanno nominato di “coltivazione e recupero ambientale in ampliamento”. Nell’interpretazione fornita da Cementir del Regio decreto, si parlerebbe di come un’area boscata possa essere trasformata in “altre qualità di colture” in seguito ad autorizzazione dell’Autorità Forestale. 
 
Ma nella norma si parla di pascoli e vigneti, non certo di estrazione, tra l’altro in area sottoposta a vincolo idrogeologico.  
 
Sull’argomento, i senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nella quale sottolineano come «le attività della Cementir si svolgono a ridosso di case e strutture pubbliche e sanitarie, in vicinanza di monumenti storici di pregio la cui concausa di degrado è attribuibile anche alle polveri di cava e cementifici e alle vibrazioni causate dallo scoppio delle mine». 
 
Secondo quanto riportano i due parlamentari, inoltre, risulterebbe inadeguato anche l’impianto del cementificio: «Nella risposta a un’interrogazione presentata al Parlamento europeo, il Commissario europeo all’ambiente, Stavros Dimas, il 16 dicembre 2008, afferma, infatti: “In base alle più recenti informazioni pervenute alla Commissione, agli impianti Moccia S.p.a. e Cementir S.p.a. non è stata ancora concessa un’autorizzazione integrata rilasciata a norma della direttiva IPPC». La direttiva, cioè, che viene applicata per la riduzione integrata e la prevenzione dell’inquinamento.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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