Marte, il pianeta blu
ASTRONOMIA. Uno studio pubblicato su Nature Geoscience offre un panorama nuovo del suolo marziano: due terzi dell’emisfero boreale erano occupati da un oceano, poi disperso per la perdita di campo magnetico.
lL ritratto di Marte quale pianeta “vivibile”, con mari e corsi di acqua dolce, era un’ipotesi già confermata dalla scienza in anni di osservazioni e studi; ma l’immagine del pianeta rosso elaborata dall’università di Colorado, e pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, è qualcosa che fa notizia, in quanto buona parte dell’emisfero nord appare coperto da un grande oceano, con la terraferma (circa un terzo dell’intera superficie) ricca di laghi e decine di migliaia di fiumi.
Autore della descrizione, fatta risalire a circa tre miliardi e mezzo di anni fa, è un italiano; si chiama Gaetano Di Achille, e prima di spostarsi negli Stati Uniti, al Laboratorio di Fisica spaziale e dell’atmosfera del Colorado, si è laureato a Pescara, all’università “Gabriele D’Annunzio’’ - l’ateneo abruzzese - e sotto la direzione del direttore della Scuola internazionale di scienze planetarie (Irsps), Gian Gabriele Ori, aveva studiato due anni fa la firma chimica del grande mare boreale di Marte. Il disegno di Di Achille, che in Colorado ha lavorato con il geologo planetario Brian Hynek, offre un panorama nuovo di Marte. Che per la conferma avrà bisogno del ritrovamento di sedimenti.
Già le prime osservazioni astronomiche, basate sulla differenza di albedo (ovvero di potere riflettente), e poi confermate dalle fotografie eseguite dalle sonde, avevano ipotizzato la presenza remota nei tempi di acqua allo stato liquido sulla superficie marziana, alcune zone della quale sono identificate appunto con il nome di mari e oceani. La ricerca pubblicata da Nature Geoscience aggiunge al materiale esistente tutti i dati osservati in nove anni dai satelliti americani ed europei in orbita attorno al pianeta. L’ipotizzato oceano marziano risulterebbe così profondo circa mezzo chilometro e ampio per oltre un terzo del pianeta, per un totale di circa 124 milioni chilometri cubi di acqua. Un quadro suggestionante, perché un ambiente siffatto non esclude la presenza di forme di vita complesse.
«Il ciclo dell’acqua su Marte era molto simile a quello della Terra - ha spiegato Di Achille - con piogge, acqua che scorreva sulla superficie, si accumulava in laghi e in un oceano, formava ghiacciai ed evaporava». Tantissimi i fiumi (stimati in quarantamila), che confluivano tutti nell’oceano al pari dei grandi laghi. «Difficile dire quanto sia durato tutto questo e resta da capire che fine abbia fatto tutta quell’acqua».
Una possibile spiegazione degli scienziati a riguardo è quella della perdita di campo magnetico, che avrebbe esposto Marte al vento solare. Sotto la pioggia di particelle proveniente dal Sole, le molecole di acqua cominciarono a dissociarsi, disperdendosi dunque nell’atmosfera.
Di fatto, oggi la presenza di acqua allo stato liquido sarebbe impossibile a causa della pressione atmosferica eccessivamente bassa; il ghiaccio però abbonda nelle calotte polari, e lo strato di permafrost si estende fino a latitudini di circa 60° (più o meno equivalente alla posizione “terrestre” di San Pietroburgo). Tre anni fa la Nasa provò a ipotizzare lo scenario a seguito di un’improvviso scioglimento totale dei ghiacci dei due poli marziani. L’immagine fu quella di un pianeta sommerso da uno strato d’acqua profondo undici metri. Da pianeta rosso, a pianeta blu.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







