Nabucco, la chiave di volta del Kurdistan iracheno

Alessio Postiglione

RISORSE. Il futuro della pipeline, che coincide con la definitiva affermazione della Turchia come potenza regionale e influente dal punto di vista energetico, passa per l’accordo fra Istanbul e Nord Iraq.

Otto trilioni di metri cubi di gas naturale curdo alimentano le ambizioni dell’Unione europea di rendersi indipendente dalla morsa russa. Il grande gasdotto Nabucco, patrocinato dalla Ue, la cui utilità strategica è rompere il monopolio della Russia nelle forniture di gas ad Eurolandia, potrebbe risorgere. Il progetto comunitario, infatti, è stato dato più volte per spacciato a causa della concorrenza di South Stream, il gasdotto russo concorrente che, allo stato attuale, rappresentava un’alternativa più solida. Ma ora il nuovo valzer delle alleanze fra Transcaucasia e Medio Oriente potrebbe rilanciare il progetto targato Bruxelles.
 
«Possiamo fornire all’Europa 15 bilioni di metri cubi di gas per far funzionare il Nabucco». A parlare è il “ministro degli Esteri del Nord Iraq”, Ashti Hawrami, rappresentante della provincia del nuovo Iraq sorto dalle ceneri dell’autocrazia di Saddam Hussein e che coincide esattamente con il Kurdistan iracheno. Una regione che rappresenta un grosso problema nello scacchiere mediorientale. 
 

Qualora diventasse uno Stato, avrebbe un fortissimo potere destabilizzante verso la Turchia, nei cui confini è inglobata l’altra metà della regione storica del Kurdistan. Il futuro del Nabucco, che coincide con la definitiva affermazione della Turchia come potenza regionale e influente dal punto di vista energetico, passa per l’accordo fra Istanbul e Nord Iraq. 
 
Hawrami ha appena concluso la sua visita a Istanbul, dove il governo Erdogan si è dichiarato disponibile a costruire i gasdotti che dal Kurdistan iracheno pomperebbero gas verso il Nabucco. Resta sul tavolo la questione del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, dichiarato fuorilegge da Ankara, che accusa il Nord Iraq di fornire una protezione agli attivisti indipendentisti curdi. Nonostante il problema curdo, però, le trame tessute dal premier Recep Tayyip Erdogan rendono sempre più Ankara un attore chiave.
 
L’altro ieri il ministro azero Natig Aliyev ha infatti firmato con la controparte turca Taner Yildiz un accordo fra i due Paesi per il trasporto di 11 milioni di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan verso il Nabucco. La mediazione è avvenuta alla presenza del presidente azero Ilham Aliyev nnea capitale turca e ha riguardato lo sviluppo delle nuove pipeline Shah Deniz 1 e Shah Deniz 2, poste sulla sponda meridionale del Mar Caspio.
 
L’Iraq senza Saddam si rivela dunque un buon affare per l’Europa e per gli Stati Uniti, che puntano a indebolire il monopolio energetico di Mosca. 
 

Di certo, il futuro della Ue passa per la Turchia. Ma in questo scenario Ankara ha il vantaggio di poter negoziare sia con Bruxelles che con Mosca, perché anche il South Stream passerà per l’Anatolia.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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