A raccolta di legalità
BENI CONFISCATI. Dopo la denuncia di don Ciotti e la pressione di prefetto e amministrazioni, inizia la mietitura a Isola Capo Rizzuto, nei terreni appartenuti al clan Arena. Sarà la seconda cooperativa di Libera in Calabria.
Due ispettori del Corpo forestale in sella a quella trebbiatrice rimasta per giorni senza conducente. Sono stati gli uomini dello Stato, così, a dare il buon esempio e iniziare il raccolto agricolo sulle terre che furono del clan Arena. Se la paura mista a intimidazioni ha fatto in modo che per giorni non si trovasse alcuno disposto a iniziare il lavoro nei campi, dopo il giallo che ha visto scomparire perfino la macchina agricola, ieri Libera e molte altre associazioni del territorio hanno potuto con soddisfazione lanciare il messaggio di vittoria sulla ’ndrangheta.
«Oggi (ieri, ndr) il noi vince sul potere criminale», ha dichiarato don Luigi Ciotti, presidente di Libera, presenziando la giornata. «Un noi umile, attento, ricco della partecipazione e del protagonismo delle realtà del posto. Un esempio concreto di cittadinanza attiva e responsabile per un raccolto di legalità». La mietitura dell’orzo, dunque, è iniziata anche nella frazione di Cepa, nel Comune di Isola di Capo Rizzuto, nel crotonese. Cinque ettari restituiranno il prodotto dei semi piantati. Piccoli semi di legalità in una terra confiscata (complessivamente oltre 100 ettari) alla maggiore famiglia criminale della zona.
La «corsa a ostacoli», come l’ha definita Enrico Fontana dell’Osservatorio per la legalità di Legambiente, deve molto all’intervento delle autorità; primo fra tutti il prefetto di Crotone, Vincenzo Panìco, che giovedì scorso in una riunione con i presidenti di Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Confcommercio è arrivato a minacciare, in caso di ulteriore inerzia, un provvedimento di realizzazione coattiva dell’attività agricola. Grazie alla determinazione delle istituzioni è stata reperita la mototrebbiatrice «simbolo del riscatto contro la protervia e il clima di paura che si vive a Crotone», ha commentato Pietro Molinaro, presidente della Coldiretti Calabria.
Il sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, è intervenuta nei giorni scorsi per sedare facili generalizzazioni: «Qui - ha detto- la gente non è tutta omertosa e mafiosa, anzi ci sono tante persone che lavorano e che sono disposte a impegnarsi per la legalità. Questo episodio negativo grazie all’impegno congiunto di Libera, Prefettura e Amministrazione è stato risolto». Il passo successivo sarà la costituzione, attraverso bando pubblico, di una cooperativa sociale di Libera Terra costituita da giovani del crotonese che continuerà, con produzioni biologiche, a rinsaldare il lavoro avviato da oltre un anno.
Come nella migliore tradizione del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, anche i terreni appartenuti al clan Arena saranno linfa per un modello di alternativa sociale e anche economica, come già avviene nell’unico presidio finora presente nella regione, a Valle del Marrosorta sui terreni confiscati al clan Piromalli. Con l’estate, poi, partono anche i “campi di lavoro” di Libera che ogni anno coinvolgono oltre 2.500 ragazzi che trascorrono le vacanze coltivando le terre confiscate alla criminalità organizzata.
Un esercito pacifico, ma ostinato nel voler riconquistare la terra con le proprie mani.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







