Rinnovabili, l’Italia in ritardo

Filippo Pala

ENERGIA. Wwf, Legambiente e Greenpeace al governo: «Più impegno sulle fonti pulite». Numeri alla mano gli ambientalisti spiegano il no a carbone e nucleare e il sì all’aumento del target di riduzione dei gas serra al 30%.

Bisogna fare di più sulle fonti rinnovabili, abbandonando invece l’idea di tornare alle centrali nucleari. Lo dicono le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e Wwf, che hanno tenuto ieri una conferenza stampa a Roma, chiedendo al governo un maggiore impegno sull’energia pulita. Secondo le associazioni, il «piano di sviluppo delle fonti rinnovabili presentato dimostra che l’Italia può raggiungere gli obiettivi europei previsti per il 2020, ma è comunque necessario fare di più e meglio, valorizzando le potenzialità del Paese in questo settore». Proprio in quest’ottica, il direttore di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e la responsabile clima ed energia del Wwf, Mariagrazia Midulla, hanno presentato due documenti: il primo chiede all’esecutivo obiettivi più ambiziosi per quanto riguarda le rinnovabili, l’altro chiede all’Italia di sollecitare l’innalzamento al 30% della riduzione di gas serra prevista entro il 2020.
 
Secondo le associazioni, sono le stesse stime del governo a dire che se i consumi di elettricità al 2020 fossero quelli previsti nel piano d’azione (366 Twh), tra dieci anni le rinnovabili potrebbero coprire il 41,5% del fabbisogno, oltre il doppio di quanto previsto attualmente (appena il 17%), con una percentuale che potrebbe salire ulteriormente al 45% a seconda dell’efficienza energetica. Per questo si chiede alla politica di fare «di più», rinunciando contestualmente al processo che si sta seguendo per riportare l’atomo in Italia: in particolare, spiega la responsabile Wwf, la richiesta è «di una moratoria del carbone e insieme rinuncia al nucleare, fonti che ci fanno perdere tempo e soldi senza farci entrare nell’economia del futuro».
 
Per Onufrio, la tecnologia già bocciata nel nostro Paese da un referendum è «costosa e rischiosa oltre che fuori mercato», tenuto conto anche che quella che sbarcherà per prima nel Belpaese è l’Epr della francese Areva, frutto della collaborazione tra Enel ed Edf (l’azienda elettrica transalpina), quindi si tratta solo di «un piacere che stiamo facendo alla Francia, tenuto conto che tra il 25 e il 30% del debito pubblico italiano è in mani francesi».
 
Il direttore di Greenpeace spiega che «la competizione tra rinnovabili e nucleare è già in corso oggi», ed è un esempio la Spagna, dove oltre il 50% della domanda elettrica è già fornita da fonti rinnovabili, ma «su venti Giga Watt di eolico disponibile ne sono in funzione solo 12,5 per non comprimere la rete», visto che sarebbe rischioso, in termini di sicurezza, ridurre la ben più costosa produzione del nucleare. Questa differenza di trattamento è ancora più evidente in Italia dove, conclude Onofrio, «serve un anno per l’autorizzazione unica al nucleare e quattro per gli impianti rinnovabili». La chiosa è affidata al direttore di Legambiente, secondo cui «non abbiamo assolutamente bisogno di centrali nucleari e a carbone», semplicemente perché «il mondo sta andando da un’altra parte».   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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