Ritorno alla foce

Federico Raponi
tv.jpg

DOC. Parla Alberto Fasulo, autore di "Rumore bianco", documentario su abitanti e ambiente lungo le rive del Tagliamento, vittima dei danni provocati da cave e centrali idroelettriche.

Lungo i 170 chilometri del “re dei fiumi alpini”. Il documentario Rumore bianco (ovvero quello che, per la scienza e la tecnologia, ha energia o volume uguale su tutte le frequenze, può quindi coprire altri suoni e provocare allucinazioni uditive) di Alberto Fasulo scorre sul Tagliamento, «il soggetto principe – ci spiega il regista - per raccontare la mia terra d’origine come immagine e idea che rispecchia la vita delle persone che lo frequentano. Ho cercato di immergere lo spettatore in un mondo sonoro e di vite molto particolari, si discende dalla sorgente alla foce e nel seguire il corso d’acqua si fanno i più svariati incontri, dall’83enne eremita a bande di 16enni». 
 
Lei parla della “civiltà del fiume”, dotata di una sua memoria.
Il progetto è nato col rendermi conto che il Tagliamento è sempre stato lì, prima dell’uomo, e quindi è un testimone, una scatola nera che porta in sé le nostre ferite. Ho cercato allora di restituire quest’idea anche con immagini d’archivio della Cineteca del Friuli (su alluvione e Grande Guerra, tra l’altro vecchi ordigni vengono rinvenuti tutt’ora, ndr) e una scelta di persone che hanno un rapporto col fiume. 
 
Rumore bianco mostra anche i danni causati dalle cave di estrazione della ghiaia e dalla centrale idroelettrica.
Quando sono andato a vedere la centrale di Cavazzo Carnico, ho visto che la comunità non la vuole perchè toglie acqua al fiume, che così diventa un deserto di sassi. 
 
Una co-produzione europea che, in un’originale formula, riunisce i paesi dell’asse del Tagliamento, vede il contributo della cittadinanza.
Accorgendomi che il fiume tocca 37 amministrazioni comunali, ho capito che per loro era molto importante un’indagine antropologica sul Tagliamento, e mettere insieme i comuni rivieraschi ha creato un’indotto e anche un’aspettativa. In Friuli, nel ‘76, ci siamo uniti per la ricostruzione del dopo-terremoto, e dare una nuova possibilità ha creato una sinergia molto forte. In quest’operazione unica, molti abitanti si sono sentiti partecipi dell’identità del fiume e hanno voluto partecipare mettendo 20 centesimi a testa, una cifra simbolica che però ha reso possibile Rumore bianco. Poi, due cinema del territorio si sono associati per portare in sala il film.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31
OpinioneIl precariato nella tragedia della Concordia
da pietro ancona
 - 15/01/2012 - 12:29
OpinionePerché ho sognato anch'io lo stesso ricordo
da Pietro Autier
 - 29/12/2011 - 13:29
OpinioneUcciso su una croce e intriso di dolore
da giuliano lazzari
 - 29/12/2011 - 13:16
OpinioneBerlusconi condannato ad un servizio socialmente utile
da robertod1961
 - 26/12/2011 - 10:50
OpinioneAgli altri dedico questa canzone buona per tutte le ore
da Pietro Autier
 - 24/12/2011 - 08:43