Ritorno alla foce
DOC. Parla Alberto Fasulo, autore di "Rumore bianco", documentario su abitanti e ambiente lungo le rive del Tagliamento, vittima dei danni provocati da cave e centrali idroelettriche.
Lungo i 170 chilometri del “re dei fiumi alpini”. Il documentario Rumore bianco (ovvero quello che, per la scienza e la tecnologia, ha energia o volume uguale su tutte le frequenze, può quindi coprire altri suoni e provocare allucinazioni uditive) di Alberto Fasulo scorre sul Tagliamento, «il soggetto principe – ci spiega il regista - per raccontare la mia terra d’origine come immagine e idea che rispecchia la vita delle persone che lo frequentano. Ho cercato di immergere lo spettatore in un mondo sonoro e di vite molto particolari, si discende dalla sorgente alla foce e nel seguire il corso d’acqua si fanno i più svariati incontri, dall’83enne eremita a bande di 16enni».
Lei parla della “civiltà del fiume”, dotata di una sua memoria.
Il progetto è nato col rendermi conto che il Tagliamento è sempre stato lì, prima dell’uomo, e quindi è un testimone, una scatola nera che porta in sé le nostre ferite. Ho cercato allora di restituire quest’idea anche con immagini d’archivio della Cineteca del Friuli (su alluvione e Grande Guerra, tra l’altro vecchi ordigni vengono rinvenuti tutt’ora, ndr) e una scelta di persone che hanno un rapporto col fiume.
Rumore bianco mostra anche i danni causati dalle cave di estrazione della ghiaia e dalla centrale idroelettrica.
Quando sono andato a vedere la centrale di Cavazzo Carnico, ho visto che la comunità non la vuole perchè toglie acqua al fiume, che così diventa un deserto di sassi.
Una co-produzione europea che, in un’originale formula, riunisce i paesi dell’asse del Tagliamento, vede il contributo della cittadinanza.
Accorgendomi che il fiume tocca 37 amministrazioni comunali, ho capito che per loro era molto importante un’indagine antropologica sul Tagliamento, e mettere insieme i comuni rivieraschi ha creato un’indotto e anche un’aspettativa. In Friuli, nel ‘76, ci siamo uniti per la ricostruzione del dopo-terremoto, e dare una nuova possibilità ha creato una sinergia molto forte. In quest’operazione unica, molti abitanti si sono sentiti partecipi dell’identità del fiume e hanno voluto partecipare mettendo 20 centesimi a testa, una cifra simbolica che però ha reso possibile Rumore bianco. Poi, due cinema del territorio si sono associati per portare in sala il film.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







