Sciopero per il futuro

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. Oggi ci sono tanti ottimi motivi per essere in piazza con la Cgil. Motivi per fermarsi, protestare, ma anche pensare e proporre.

Oggi ci sono tanti ottimi motivi per essere in piazza con la Cgil. Motivi per fermarsi, protestare, ma anche pensare e proporre. 
 
Ci fermiamo (non i giornali purtroppo, ma lo faremo presto) e usiamo quello strumento di lotta che è tornato in discussione: lo sciopero. Una giornata di salario perso in tempi in cui il salario non basta mai. Se lo pagano i lavoratori questo “lusso” di dire la loro. E se donne e uomini di ogni settore, stremati dalla recessione, si autotassano per parlare sarebbe davvero il caso che il governo  ascoltasse. 
 
Protestiamo contro la manovra finanziaria del governo, che è iniqua e dannosa. Iniqua perché colpisce i redditi medio bassi, e dannosa perché sottrae almeno mezzo punto alla crescita del Paese per i prossimi due anni. In un contesto in cui la disoccupazione continua a salire, nonostante la ripresa personale e immaginaria che sta vivendo Emma Marcegaglia. Ma è dannosa anche perché è priva di una idea di futuro. 
 
Oggi è anche un buon giorno per pensare, e cogliere i nessi di quello che succede a Roma, a Pomigliano, a Tichy ma anche a Toronto al G20. In Canada si parlerà di banche e tassazione della finanza. In Europa c’è un consenso senza precedenti per un intervento fiscale sulle banche. Un’esigenza sentita anche negli Usa di Obama, una congiuntura astrale davvero unica. C’è da sperare che venga colta dai leader del mondo, possibilmente con l’introduzione di una vera Tobin tax invece di una pericolosa tassa sui bilanci.  
 

L’accoppiata globalizzazione e innovazione finanziaria ha prodotto tassi di crescita eccezionali negli ultimi venti anni, permettendo a miliardi di persone di uscire dal sottosviluppo. Gli orrendi corollari di quel modello di sviluppo sono stati essenzialmente tre: il dumping sociale che ha indebolito e impoverito i lavoratori dei Paesi già industrializzati; lo sviluppo incontrollato del debito mondiale a causa delle liberalizzazioni del credito e la conseguente crisi bancaria; la distruzione dell’ambiente al punto da mettere in pericolo la nostra sopravvivenza sul pianeta nel lungo periodo. 
 
Pomigliano e le sue paghe miserrime, Londra con le sue banche ormai fallite, i ghiacciai che si sciolgono in Groenlandia e i nostri morti per smog sono tessere di un puzzle vecchio e insostenibile.
 
Oggi, in piazza, proponiamo. Un mondo diverso.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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