Senegal, orti “super” per combattere fame e povertà

Rosanna Calabrò

AFRICA. A un anno dal lancio, il progetto Super vegetables gardens ha dato ottimi riscontri. Ora il sistema , che affida piccoli appezzamenti di terra da coltivare ai nuclei familiari, verrà esportato nei Paesi tropicali.

Super vegetables gardens: si chiama così il progetto che l’associazione internazionale Pro-Natura e la francese Jts Seeds portano avanti in Senegal dal giugno dello scorso anno per cercare di contrastare i cambiamenti climatici e tornare a una gestione del suolo antica, del tutto naturale. 
 
I Super vegetables gardens sono stati testati in comunità situate a 70 chilometri a nord est della capitale Dakar, offrendo a gruppi familiari la possibilità di coltivare un piccolo orto di circa 60 metri quadrati usufruendo di uno speciale kit preparato appositamente dai coordinatori del progetto. Si tratta di una sorta di cassetta degli attrezzi con i ferri del mestiere del “perfetto agricoltore biologico”: contiene semi di alcuni vegetali e frutti quali le carote, cavoli, pomodori, meloni e altra frutta non ogm, oltre al concime, al fertilizzante e a una copertura che protegge le piante.
 
In tutto il Paese si contano oggi circa 150 orti. Ogni appezzamento di terreno, capace di sfamare una famiglia composta di 8-10 componenti, consente in sole 2 ore di lavoro quotidiano di garantire la sussistenza e di rivendere ciò che avanza al mercato, reinvestendo in tal modo nella coltivazione.
 
Il progetto è il risultato di anni di ricerche e sperimentazioni - le prime avvenute nel 2007 lungo il delta del Niger - ed è un esempio di collaborazione tra associazioni ed enti internazionali interessati a contrastare la fame nel mondo proponendo soluzioni innovative e rispettose dall’ambiente e delle popolazioni stesse. 
 
I semi biologici forniti nel kit sono il risultato di 15 anni di accurate selezioni e studi. La produzione di frutta e verdura in questi orti speciali è costante per tutto l’anno, seguendo un ciclo regolare di 45 giorni e con un risparmio dell’80 per cento sull’acqua utilizzata (grazie alla concentrazione di tutte le attività in due ore al giorno).
 
Il punto forte del progetto è l’utilizzo nella fertilizzazione del terreno di biochar, il “carbone verde”, efficiente ed ecologico, risultato di processi di carbonizzazione continua di residui boschivi non usati per gli allevamenti, materia organica e piante invasive. Una polvere che già adoperavano oltre 7.000 anni fa le popolazioni pre-colombiane nella foresta amazzonica e che recentemente è stata riscoperta e rivalutata dalla comunità scientifica. Un ottimo fertilizzante, che ha consentito di dare il via a un progetto destinato ad espandersi. 
 
In Senegal i super vegetables gardens hanno avuto un ottimo riscontro, e dopo un anno i risultati cominciano ad essere tangibili. La speranza adesso è di riuscire a esportare questo modello di giardinaggio speciale nelle aree tropicali del mondo, per combattere la povertà e la fame, assicurando un’alimentazione sana e un sostegno internazionale mirato a restituire dignità alle popolazioni locali.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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