Senza prevenzione
DOC. Dal gruppo Zero arriva "Sangue e cemento", un documentario sul terremoto aquilano e sui trent’anni di malgoverno che l’hanno preceduto, e che hanno provocato un disastro.
Un altro tipo di ricerca e utilizzo delle notizie. Sangue e cemento, documentario sul terremoto abruzzese inserito nella cinquina dei candidati ai Nastri d’Argento, porta la stessa firma del precedente Zero - Inchiesta sull’11 settembre: il gruppo Zero, «fondato - racconta Thomas Torelli, uno degli autori - durante la lavorazione di quel film, con la voglia di creare un gruppo indipendente di cineasti e persone che lavorano nella comunicazione che provasse a fare informazione affrontando i temi in maniera diversa e senza censura».
Stavolta, qual è il progetto?
Volevamo indagare sugli appalti per la ricostruzione, ci sembrava scandaloso che chi ha costruito in maniera dolosa, provocando la morte di 300 innocenti, fosse lo stesso che poi avrebbe guadagnato una seconda volta. Iniziando, ci siamo invece resi conto che c’era prima tutto un altro mondo di problemi da affrontare, e quindi ci siamo dedicati a quello che ha portato il territorio aquilano - una delle zone più sismiche d’Italia - a essere così poco gestito sotto questo aspetto.
Avete puntato quindi sulla mancata prevenzione?
Siamo partiti da un presupposto: perché in qualsiasi altro posto al mondo per un terremoto di magnitudo 5.8 non si muore? Recentemente il sisma in Cile, il quinto più forte mai registrato al mondo, ha fatto meno di 400 morti e quello in Messico, di magnitudo 7.8, due sole vittime.
Da lì abbiamo iniziato a capire una serie di cose che non sono state fatte per mettere in sicurezza L’Aquila.
Cosa c’è dietro a queste lacune?
La più banale regola del profitto. è stato più importante il guadagno legato all’edificazione piuttosto che la salvezza di vite umane.
Per documentazione e referenti, come vi siete mossi?
Contattando sismologi, professori universitari, testimoni, gente de L’Aquila. Come in ogni progetto d’inchiesta, cerchiamo sempre di sentire più voci possibili.
Come avete strutturato il lavoro?
Abbiamo raccontato i 30 anni di malgoverno che hanno portato a questo disastro, per poi approfondire le infiltrazioni politico-mafiose e concludere con il crollo della casa dello studente e di quanto successo ad Onna.
Esistono possibilità di arrivare al grosso pubblico da parte di un’informazione dal basso?
Grazie a internet, Zero è stato venduto in numerose nazioni, dove poi è stato trasmesso in televisione, anche in canali di stato. In Russia è stato visto da quasi 30 milioni di spettatori. La produzione, i registi, gli autori sono italiani, e qui non è stato mai mandato in onda. Questo la dice lunga sulla situazione.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







