Sfascio idro-economico

Diego Carmignani
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DISSESTO. L’allarme dei geologi al forum “Le frane in casa”: crolli e smottamenti ci costano 25 miliardi di euro. L’intervento di Napolitano: «Il territorio è sempre più fragile. Servono previsione e prevenzione».

Tra tagli, deroghe e controtagli, non c’è pezzo del Paese che non abbia dovuto fare i conti con gli effetti della cura Tremonti. Un curare che è sempre irritante, quando è conseguenza di scarsa prevenzione. Specialità, quest’ultima, tutta italiana: nonostante patrimoni e risorse naturali e ambientali abbondino, ci si ostina a non preservarli e a pagare le conseguenze dopo. Discorso valido per l’economia così come per il territorio. Ecco che allora i geologi italiani scendono in campo per dare una lezione che il ministro delle Finanze potrebbe appuntarsi, per evitare successivi esborsi. 
 
I danni totali provocati da crolli, smottamenti, frane e colate di fango ammontano a oltre 25 miliardi di euro, un miliardo all’anno per provvedere ai ripari, 22 solo negli ultimi 20 anni. Spese che non stupiscono: l’Italia è il primo Paese in Europa per i rischi legati al dissesto idrogeologico, preceduto nel mondo solamente da Cina, Giappone e dalle nazioni dell’America centro-meridionale. Nel presentare questi attualissimi dati, durante il forum organizzato a Roma dai presidenti degli Ordini e dal consiglio nazionale dei geologi, seicento specialisti del suolo hanno avvertito le istituzioni, in un coro che unisce tutte le regioni: “Prevenire, prevenire, prevenire”, slogan di una giornata intitolata “Le frane in casa” ed iniziata con un minuto di silenzio in ricordo delle centinaia e centinaia di vittime dei dissesti tricolore.
 
Negli ultimi due lustri almeno sette eventi l’anno hanno provocato danni gravi e richiesto la dichiarazione dello stato di emergenza. Nomi come Scaletta Zanclea, Giampilieri, Caronia, Maierato, il Serchio a Pisa, le frane ad Atrani e Ischia, Montaguto, per non tornare con la memoria ai fatti di Quindici e Sarno. Luoghi che evocano rabbia e tristezza, ma che non sono isolati, essendo l’80 per cento dei comuni italiani a rischio elevato, anche e soprattutto lì dove l’abusivismo è diventata una piaga endemica.
 
A volerlo sottolineare, oltre ai tanti esperti che si sono alternati nel brainstorming, anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che è intervenuto con un messaggio, quasi a simboleggiare un dolore e un rischio che accomunano tutti sotto la stessa bandiera. Chiedendo più previsione e prevenzione, il presidente ha stigmatizzato il processo di «urbanizzazione in atto in alcune aree, senza la dovuta attenzione al territorio, con conseguenze drammatiche per le popolazioni e per l’ambiente, che viene compromesso nei suoi delicati equilibri».
 
Compito di vigilare su questo territorio fragile è delle istituzioni, nazionali e locali, e della comunità scientifica. Simile la visione nel messaggio dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che ha sottolineato come il Piano straordinario sul dissesto idrogeologico, in fase di elaborazione al ministero, rappresenta solo il primo passo. Propositi frustrati, però, dalla finanza creativa del Palazzo: «Per mettere in sicurezza il territorio il ministro ha chiesto 4 miliardi di euro ma ne ha avuto solo uno: dovrebbe dimettersi come segno di protesta» è la provocatoria (ma nemmeno troppo) conclusione del presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, Paolo Spagna. E così le frane possono continuare ad aspettare.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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