Un cartone da Oscar

Alessia Mazzenga
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CINEMA Gli animali parlano e suonano il piano, cadendo si ritrovano al centro della Terra oppure al Polo Nord. Tutto è possibile per i protagonisti di Panico al Villaggio

Esce ora nelle sale un lungometraggio d’animazione che nel 2009, oltre a vincere molti premi in diversi festival internazionali ed essere proiettato alla notte degli Oscar, ha avuto l’onore di essere stato presentato a Cannes nella sezione ufficiale. Cosa che per i film d’animazione si verifica raramente. Panico al villaggio (Panique au village) dei belgi Stéphane Aubier e Vincent Patar è un lungometraggio di un’ora e un quarto di durata ispirato alla serie tv omonima ideata dagli stessi autori nel 2000, molto nota in Francia e in Inghilterra. Siamo nel mondo della prima infanzia in un villaggio chiamato Villaggio, dove vive un cavallo di nome Cavallo, che ha per coinquilini, in una casa che subirà diversi crolli e ricostruzioni, due amici combina guai e sempre in competizione tra di loro come Cowboy e Indiano.
 
È il giorno del compleanno di Cavallo, il 21 giugno, per tutti i bambini il momento più bello dell’anno, l’inizio dell’estate e Cowboy e Indiano decidono di regalargli un barbecue. Così ordinano via internet 50 mattoni per costruirlo, ma qualcosa va storto e gliene consegnano 50 milioni. I due, allora, presi dal panico per le prevedibili reazioni di Cavallo, li “nascondono” sopra il tetto di casa che, inevitabilmente, di notte sprofonda insieme alla vallata circostante. I due talentuosi autori ci raccontano una storia frizzante e divertente, riproducendo sullo schermo la fantasia scatenata e senza regole del mondo dei bambini. Tutto è possibile per gli abitanti di Villaggio. Gli animali parlano e suonano il piano, cadendo si ritrovano al centro della terra oppure al polo nord e lo stagno sotto casa è solo il passaggio per accedere alla misteriosa Atlantide.
 
Con una poesia dal retrogusto nostalgico, per l’animazione in stop motion di pupazzetti in plastilina che ricordano i giochi dell’infanzia di almeno trent’anni fa, decisamente in controtendenza con il super pubblicizzato 3D dell’imminente Toy story 3, Panico al villaggio, tra rocambolescheavventure e ritmi frenetici, riesce a raccontare l’armonia di un mondo in cui gli uomini e la natura che lo circonda (soprattutto gli animali che oltre a parlare sono più generosi degli esseri umani) convivono pacificamente. Ma soprattutto con la poetica invenzione di quegli esseri che vivono a testa in giù, allo scuro, in fondo al mare i due autori insegnano ai più piccini (e forse anche agli adulti) che non tutto quello che è diverso e sconosciuto è necessariamente pericoloso e ostile.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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