Un risparmio al femminile

Giuliano Rosciarelli

PENSIONI. All’Europa decisa all’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne entro il 2012, il ministro Sacconi piega il mento: «Non c’è margine di trattativa». Giovedì la decisione in Consiglio dei ministri.

Alla fine tutti hanno raggiunto ciò che cercavano seguendo un perfetto copione da commedia all’italiana: l’Europa, che gioca al poliziotto cattivo “imponendo” con la forza  le nuove norme sul sistema pensionistico italiano e il governo, che interpreta il ruolo della vittima con le mani legate fingendo di incassare malvolentieri l’out-out della Commissione. Mentre nel frattempo conta i soldi che lo Stato risparmierà con questa “imposizione” sulle spalle dei lavoratori. L’oscar per la miglior interpretazione va però al ministro Sacconi che ieri aveva anticipato l’incontro con la commissaria Ue, Viviane Reding, rivelando ai cronisti non una ma addirittura due proposte alternative da contrapporre ai “cattivi” dell’Unione: una che prevedeva l’accelerazione del percorso verso i 65 anni d’età a fine 2016; una seconda, più drastica, che fissava invece il termine entro il 30 giugno 2014. Tant’è che la posizione dell’Unione europea non è cambiata di una virgola.

 

Ecco cosa chiede l’Europa: le donne che lavorano nel pubblico impiego devono lasciare il lavoro a 65 anni come i colleghi uomini e la normativa deve entrare in vigore entro il 2012. «Ne discuteremo in Consiglio dei ministri cercando comunque un compromesso in termini di gradualità - è stato il laconico commento di Sacconi - ma la Commissione non sembra lasciare molti margini. Anzi - ha chiarito chiudendo ogni spazio a chiunque si mettesse in testa di discutere le decisioni prese dall’alto - se l’Italia non si adegua, la Ue minaccia la necessità di rimborsare i lavoratori di sesso maschile perché costretti a un più lungo periodo di lavoro rispetto alle donne».
 
Il governo italiano, in risposta a una sentenza della Corte di Giustizia europea, aveva già adottato un percorso di gradualità che aveva come termine il 2018, ma ora pare troppo lontano. L’Europa post-Grecia ha bisogno di lanciare messaggi chiari e rapidi in linea con il nuovo trend di austerity: «La commissaria Rending - ha spiegato il portavoce - capisce che l’Italia ha difficoltà ma deve applicare la sentenza della Corte». «è un duetto tra “ladri di Pisa” recitato tra Sacconi e la Comunità europea», è stata invece l’accusa del responsabile Lavoro e Welfare dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. «Entrambi stanno operando contro gli interessi delle lavoratrici italiane, facendo finta di avere un’opinione diversa. Sarebbe interessante chiedere alla vicepresidente della Commissione Ue - ha aggiunto Zipponi - come la mettiamo con la Francia dove l’età pensionabile è di 60 anni sia per uomini che per donne. Non mi risulta, infatti, che il governo francese sia stato particolarmente richiamato dall’Europa».
 
«L’Ue non ci ha chiesto i 65 anni - ha chiarito Cesare Damiano autore insieme al parlamentare Pd, Sandro Gozi, di una proposta alternativa per superare il contenzioso con l’Europa -, ma di equiparare le condizioni di lavoro di uomini e donne. Meglio sarebbe una misura di base uguale per tutti, 61 o 62 anni, a partire dalla quale inserire il principio di un’uscita flessibile fino ai 70 anni, liberamente scelta da lavoratrici e lavoratori». Critico anche Giorgio Cremaschi  della segreteria nazionale Fiom-Cgil: «Siamo alla macelleria sociale. L’Ue ha inaugurato il nuovo corso che porterà alla distruzione dello Stato sociale. Questa è l’Europa delle sentenze sul lavoro che hanno rimesso in piedi la Bolkestein. Questa è l’ Europa  della libera concorrenza al ribasso sui diritti sociali. Il problema della parità - ha aggiunto il sindacalista - è dare pari diritti. Perché non si rende facoltativo per tutti il pensionamento a 60, 65anni? Perché deve essere obbligatoria?».
 
«Ci si dimentica - ha aggiungo Livia Piersanti, segretaria nazionale Uil pensionati - che la donna lavora di più e prende in media il 20% in meno di salario e che porta inevitabilmente a pensioni più basse. Le donne sono già la parte più debole. Al lavoro professionale si aggiunge quello esterno di cura dei genitori, dei figli della casa. Non si può pensare di aumentare l’età pensionabile in un Stato dove manca totalmente ogni forma di servizio sociale». 

 

 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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