Usa contro l’austerity
DIPLOMAZIA. Inizia oggi il G20 a Toronto. Forte la contrapposizione tra Stati Uniti e Europa, tra consumo e risparmio per uscire dalla crisi. L’economia al centro dell’agenda e sparisce la questione dei diritti umani.
Allarme a Toronto alla vigilia del G-20. A poche ore dall’arrivo dei leader mondiali è stato arrestato Byron Sonne, 37 anni, che secondo la polizia canadese era pronto ad usare cariche d’espulsivo durante il summit. Subito scattate misure straordinarie di sorveglianza nella città, pattugliata da circa 20mila poliziotti. Ma l’allarme non fa ritardare di un minuto l’importante incontro dove si cercherà di trovare risposte globali e di respiro liberista alla crisi economica. Nel pomeriggio di ieri è atterrato il gruppo dei grandi.
Primo appuntamento oggi per i membri del G8, che si incontrano in mattinata a Muskoka, un villaggio a 150 chilometri a nord di Toronto, e che nonostante in molti ne abbiano decretato la fine continua ad avere un ruolo. Nel pomeriggio avranno luogo gli incontri allargati alle nuove potenze emergenti che proseguiranno tutto il weekend nella capitale. L’agenda si concentra soprattutto sulla crisi Europea, sulla necessità di una nuova governance economica globale e sulla possibilità di istituire una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, sulla linea della nota Tobin Tax. Si scontreranno due approcci distinti.
Da un lato gli Usa di Obama che cercheranno di promuovere una exit strategy alla crisi tutta incentrata sulla necessità di aumentare la spesa pubblica attraverso piani di stimolo e in contrapposizione la vecchia Europa , guidata da Angela Merkel che preferisce puntare sull’austerity, sui tagli e sui risparmi piuttosto che gonfiare ulteriormente il deficit pubblico. Nell’agenda europea soprattutto la fiscalità di banca e finanze. Ieri il presidente del consiglio dell’Unione e Herman van Rompuy e il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso hanno dichiarato che domanderanno ai leader del G-20 di «sviluppare ulteriormente» la possibilità di introdurre «una tassa globale sulle transazioni finanziarie».
Contrario Silvio Berlusconi, secondo il quale introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie deprimerebbe i mercati specie se introdotta solo in Europa, poiché avrebbe l’effetto di spostare le operazioni fuori dalla Ue. Inevitabile la discussione per adottare una tassa sulle banche, fortemente voluta da Francia, Germania e Gran Bretegna per recuperare parte dei fondi erogati alle banche per evitare il collasso che però non convince Washington. Ma in Canada ci sarà spazio anche per le questioni geopolitiche che riguardano principalmente Iran, Afghanistan e Kirghizistan. Non è confermato invece se si discuterà di cambiamenti climatici. A spingere in particolare è la Corea del Sud, che ospiterà il prossimo G20 a Seoul a novembre, vorrebbe farlo.
Seul, che ha investito l’80% del piano di stimolo in progetti in green economy, ritiene che si debba legare la crisi finanziaria ed economia a quella ambientale. Denunciano infine le associazioni del terzo settore: niente spazio ai diritti umani, le politiche sociali e del walfare, alle iniziative regionali alternative alle grandi istituzioni di Bretton Woods.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.








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L’appello al G20 di Toronto della società civile italiana
Anche l’Italia si schieri a favore di una tassa sulle transazioni finanziarie per ridare ossigeno alle casse pubbliche e rilanciare politiche sociali, ambientali e di cooperazione.
L’appello al G20 di Toronto delle principali reti della società civile italiana
riunite nella Campagna ZEROZEROCINQUE
Roma, 25 giugno 2010 - Le principali reti della società civile italiana – coese nel promuovere la Campagna Zerozerocinque Acli, Adconsum, Arci, Attac, Azione cattolica, Sistema Banca Etica, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Cisl, Cittadinanza Attiva, Città dell’Altra Economia, Campagna per la riforma della Banca mondiale, Consorzio GOEL, Comunità di Vita cristiana, Fair, Fiba/Cisl, Focsiv-Volontari nel mondo, Coalizione Italiana contro la Povertà-GCAP, Legambiente, Lega Missionaria studenti, Lunaria, Microdanisma, Manitese, Reorient, Sbilanciamoci, Social Watch Coalizione Italiana, Ucodep, Un Ponte Per, WWF Italia. - si appellano ai leader del G20 che si riuniscono a Toronto il 26 e 27 giugno affinché il vertice chiamato a regolamentare i mercati finanziari e a dare risposte concrete alla crisi economica approvi, tra le altre misure, anche l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Tale tassa pur con un’incidenza minima - si ipotizza lo 0,05% sul valore di ogni transazione – sarebbe in grado di generare un gettito importante da utilizzare per le misure di contrasto alla crisi economica, di sostegno all’occupazione, per le politiche sociali, ambientali e di cooperazione allo sviluppo.
«Le montagne russe della finanza continuano a causare impatti enormi sulle popolazioni, nel Nord come nel Sud, e i governi continuano a spendere risorse enormi per assecondare i mercati o frenare la speculazione - dice Andrea Baranes, portavoce della Campagna 005 presente a Toronto -. Si pensi alla crisi della Grecia, all’attacco all'euro, alla finanziaria da 24 miliardi approvata in Italia e alle misure analoghe allo studio in tutta Europa. Chiediamo ai Governi e alle istituzioni di adottare misure per anticipare i mercati e ridare alla politica strumenti di controllo sulla sfera finanziaria, valutando le proposte che da tempo le reti della società civile internazionale promuovono. Tra queste la tassa sulle transazioni finanziarie – a cui si sono già detti favorevoli i governi Francese, Tedesco e Belga, il Parlamento Europeo e su cui si è recentemente espresso positivamente anche il Consiglio dell’Unione Europea. L’Italia purtroppo per ora sta offrendo segnali contraddittori: il Parlamento italiano ha approvato nei giorni scorsi ben tre risoluzioni che impegnano il Governo a sostenere la tassa sulle transazioni finanziarie, qualora emerga un consenso internazionale su questo punto .Anche il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è detto favorevole a questa misura. Il presidente del Consiglio, Berlusconi, la ha invece definita “ridicola”. Auspichiamo un chiarimento interno all’esecutivo e alla maggioranza che porti anche l’Italia a schierarsi a favore. La tassa sarebbe molto contenuta (0,05%) in modo da non scoraggiare chi investe sui mercati in un’ottica sana di medio-lungo periodo e di sostegno all’economia reale, mentre sarebbe un deterrente per gli speculatori che comprano e vendono lo stesso titolo anche migliaia di volte in un solo giorno per guadagnare sulle piccole oscillazioni del suo valore».
«Molti studi hanno confermato che una tassa dello 0,05% su ogni transazione finanziaria potrebbe generare un gettito pari a circa 655miliardi di dollari l’anno. Una cifra importante da utilizzare per ridare ossigeno alle casse degli Stati, per finanziare politiche sociali e per rilanciare il raggiungimento degli obiettivi del millennio, il cui percorso è stato ulteriormente rallentato dalla crisi», aggiunge Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep, anche lei presente a Toronto.
I promotori della Campagna 005 promettono di non fermarsi: se il G20 non sarà in grado di prendere decisioni e si concluderà con l’ennesimo nulla di fatto, chiedono che l’Europa si muova da sola sulla scia di quanto già discusso nell’ultimo vertice del Consiglio Europeo. L’introduzione della tassa sule transazioni finanziarie potrebbe essere efficace anche se applicata nella sola Europa o nella sola area Euro. Inoltre una tale volata in avanti dell’Europa sarebbe un segnale forte per i prossimi G20 in Corea e in Francia.