Velletri-Acea uno a zero
ACQUA. Il garante regionale accoglie la richiesta del comitato e chiede al gestore di sospendere i distacchi.
Fermi tutti: l’acqua non si taglia. Il garante regionale del servizio idrico ha accolto l’appello del comitato per l’acqua pubblica di Velletri e ha inviato richiesta formale all’Acea, all’autorità d’ambito dell’Ato 2 e alla segreteria tecnica operativa affinché i distacchi nei confronti dei cittadini che hanno contestato la bolletta vengano sospesi.
A Velletri, in provincia di Roma, sono ormai oltre 500 le famiglie che praticano l’autoriduzione della bolletta dell’acqua. Le tariffe sarebbero superiori a quanto previsto dai patti contrattuali e i cittadini hanno dunque deciso di protestare formalmente, ricalcolando l’importo dovuto in base agli accordi sottoscritti tra la Multiutility e il Comune. Secondo quanto deliberato dall’Assemblea dei sindaci nel dicembre del 2002, a partire dall’anno successivo a quello di inizio della gestione Acea le tariffe del servizio idrico nei Comuni della provincia avrebbero dovuto adeguarsi a quelle in vigore a Roma.
«Questa norma - fanno sapere dal Comitato per l’acqua pubblica di Velletri - è stata recepita e sottoscritta anche nel verbale di consegna del sistema idrico, firmato dal Comune nel novembre del 2006. Nonostante questo però - spiegano i cittadini- Acea Ato 2 ha imposto la vecchia tariffa comunale, ben più alta e strutturata per colpire i bassi consumi, ignorando di fatto la delibera del 2002 per gli anni 2008 e 2009».
È così che i residenti hanno deciso di contestare le fatture, ritenute illegittime, e di pagare solo quanto dovuto secondo l’articolazione tariffaria di Roma.
Ma la Multiutility non si è arresa e dopo aver affidato ad alcune società di recupero crediti l’incarico di riscuotere l’importo dovuto, ha dato ordine di staccare l’acqua. Il comitato si è quindi rivolto alle istituzioni preposte e chiede ora al sindaco, ancora una volta, di farsi garante dei diritti dei cittadini, di chi ha contestato una tariffa «illegittima» e non può vedersi negare un bene essenziale.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







