Voto a effetto Smolensk

Irene Soave e Micol Sarfatti

POLONIA. Urne aperte per le Presidenziali. I candidati sono il fratello del defunto Lech Kaczynski, Jaroslaw, e il rivale moderato Bronislaw Komorowski. Sui temi caldi (euro, salute, energia) può prevalere la commozione.

Un tappeto di lumini, mazzi di fiori, persone che fanno foto, lasciano candele e pregano. Davanti al palazzo presidenziale della capitale si onora la memoria di Lech Kaczynski, l’ex capo dello stato morto il 10 aprile nell’incidente aereo che ha falcidiato l’establishment del paese, facendo 95 morti tra membri del governo, banchieri e alti prelati. L’altro ieri avrebbe compiuto 61 anni. Oggi si vota. Il gemello di Lech, Jaroslaw Kaczynski, candidato per il partito conservatore PiS (Diritto e giustizia), è risalito nei sondaggi. Il rivale moderato Bronislaw Komorowski, candidato di Po, «Piattaforma civica», rimane comunque il favorito, ma l’onda della commozione ha eroso il suo vantaggio. Se prima dell’incidente aereo di Smolensk il gradimento personale di Jaroslaw Kaczynski era del 20 per cento, gli ultimi sondaggi lo valutavano al 34. È l’«effetto Smolensk» la grande variabile di queste presidenziali, le prime elezioni anticipate della storia della Polonia, e la statistica non riesce a quantificarne l’impatto.

 

Secondo le ultime proiezioni è ancora probabile una vittoria di Komorowski al primo turno, con il 51% dei voti. I due maggiori quotidiani conservatori prevedono il ballottaggio e che il candidato moderato totalizzerà, al primo turno, al massimo il 40%. Una gran parte dei polacchi potrebbe decidere chi votare direttamente davanti alle urne, e la spinta emotiva, in questo caso, potrebbe essere risolutiva. Altra incognita, che deciderà l’esito del primo turno, è il candidato di sinistra Grzegorz Napieralski, che potrebbe aggiudicarsi dall’8 al 12% dei voti. è all’elettorato giovane che mira il candidato di Piattaforma Civica. Alle primarie di marzo scorso Komorowski ha battuto Radoslaw Sikorski, giovane, affascinante e cosmopolita. Ma è rimasto un personaggio debole, con poco carisma.
 
Per intercettare l’elettorato dei giovani il partito dei Kaczynski aveva pensato di candidare Zbigniew Ziobro. Poi c’è stato l’incidente: le elezioni, da ottobre, sono state anticipate a giugno. E il candidato possibile per il PiS è diventato uno solo, Jaroslaw, il gemello buono. Portata avanti in fretta, all’ombra del disastro aereo, la campagna elettorale è stata una guerra di trincea, in cui si è discusso di ben pochi temi. Uno su tutti, la salute: agli inizi di giugno Kaczynski ha accusato il suo rivale di voler privatizzare la sanità. Komorowski gli ha fatto causa per calunnia, e l’ha vinta.
 
Ma Kaczynski non ha mai ritrattato, e ha anche rifiutato di incontrare il rivale, venerdì, a Danzica, nel faccia a faccia che avrebbe dovuto concludere la campagna. I due candidati si fronteggiano anche sulla crisi economica globale: non, come succede in tutta Europa, per addossarsene le colpe, ma per aggiudicarsi i meriti della crescita polacca, caso unico nel continente. Komorowski rivendica il ruolo dell’esecutivo Tusk, al governo dal 2007. Kaczynski accredita al fratello il merito di non aver voluto entrare nell’euro troppo presto, tenendo il paese fuori della crisi globale e consentendo di svalutare più volte lo zloty.
 
E proprio l’euroscetticismo di Kaczynski, che con il suo slogan «La Polonia è più importante» mantiene le distanze sia dalla Russia che dalla Ue, è alla base delle diverse politiche energetiche dei due sfidanti. L’atteggiamento di chiusura rispetto alla riduzione delle emissioni di CO2 - a maggio la Polonia ha votato, insieme all’Italia e a tutti i paesi membri dell’ex blocco sovietico, contro l’innalzamento al 30% della riduzione di emissioni entro il 2020 - rimarrà invariato, perché il ministro dell’Ambiente non è di nomina presidenziale. «L’energia polacca si basa tutta sul carbone. In teoria, se la Polonia non ricevesse energie dall’esterno, sarebbe autosufficiente», ha dichiarato il sottosegretario all’ambiente Joanna Strzelec-Lobodzinska solo pochi giorni fa.
 
Ma nei fatti l’autonomia energetica è ben lontana: la Polonia riceve dalla Russia l’89 per cento del gas naturale che consuma, e se Kaczynski promette di allontanarsi dall’ingombrante vicino per approvvigionarsi invece dalla Norvegia, Bronislaw Komorowski segue invece, in campo energetico, una realpolitik filorussa, volta a migliorare i rapporti con il gigante di Putin.  

 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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