«Seduti su una polveriera»
INTERVISTA. Il leader degli industriali di Napoli, Gianni Lettieri: «Il governo dimentica il Sud. Una visione strategica per queste zone ancora non s’è vista». Gli aumenti dell’Irap? «Meriterebbero una rivoluzione».
Gianni Lettieri, classe 1956, imprenditore nei settori tessile e abbigliamento, è il presidente dell’Unione industriali di Napoli da 6 anni. Cordiale e deciso quanto basta in una regione frontiera come la Campania, assediata da emergenze ormai incancrenite, ha vissuto l’ascesa e la rovina del bassolinismo. Pur tra notevoli scontri, ha sempre mantenuto rapporti istituzionali con lo stesso Bassolino e con l’acerrimo nemico dell’ex governatore Vincenzo De Luca. Ottimi, naturalmente, i rapporti con il centrodestra. Al quale non lesina però critiche: «Il sud? L’hanno dimenticato».
Berlusconi lo vorrebbe candidato un po’ ovunque: alla Regione, al Comune. Ma Lettieri, con una cortesia soffice tutta napoletana, ha più volte detto no. «Non ci penso neanche». Ottimi i rapporti con Gianni Letta, ha un’ammirazione profonda per il capo dello Stato Giorgio Napolitano. A colloquio con Terra, chiama “amici” i sindacalisti della Fiom, invitandoli a firmare l’accordo sul futuro dello stabilimento Fiat di Pomigliano. Napoletano di una vecchia “classe” di imprenditori («Avremmo dovuto essere interlocutori più critici», ammette), Lettieri ha riportato dopo anni la città in Borsa (con Meridie) e salvato una delle più grandi aziende della regione (l’Atitech, di cui è presidente) da chiusura quasi certa. A costo di troppi esuberi, hanno accusato i sindacati.
Qualche giorno fa, sanguigno ma deciso, ha sibilato: «Un’ipotesi di aumento dell’Irap sarebbe assolutamente insopportabile. Scatenerebbe una rivoluzione». Appena ieri sono stati decisi gli aumenti. Ora gli industriali dovranno passare dalle parole ai fatti, se vorranno dimostrare di non aver solo inanellato slogan. A suo carico pende anche un procedimento giudiziario. Con le accuse di truffa e falso per presunte irregolarità nella delocalizzazione delle Manifatture cotoniere meridionali (Mcm), di cui è titolare, dall’area di Fratte alla nuova zona industriale di Salerno, è stato rinviato a giudizio, tra gli altri, insieme ai sindaci di Salerno, l’ex Mario De Biase e l’attuale Vincenzo De Luca. «Nessun trattamento privilegiato», s’è difeso Lettieri.
Crisi economica, mancanza di sviluppo. Di chi le colpe?
Prendiamo ad esempio la Campania. Ha il peggiore Pil d’Italia. Basti pensare che nel 2008 hanno lavorato solo 4 persone su 10, e solo 2,5 donne su 10. Siamo seduti su una polveriera. Le aziende sono in ginocchio, la sanità e la pubblica amministrazione non pagano i fornitori da oltre un anno, non si dà avvio ai contratti di programma, siamo inchiodati da anni agli stessi obiettivi che diventano miraggi e mai realizzazioni. I conti della Regione sono disastrosi. E le responsabilità sono delle giunte più risalenti nel tempo, così come di quella di Bassolino. A quella del neogovernatore Caldoro chiedo più coraggio. La responsabilità del disastro del Mezzogiorno è della politica. Poi ci sono anche le responsabilità degli imprenditori. Sebbene su giustizia, istruzione, servizi pubblici, sanità e legalità gli imprenditori poco ci possono fare. A Napoli non è stato dato seguito ai grandi progetti di riqualificazione; trascuriamo la ricchezza dei giovani. La città è stata incapace di trattenere i suoi giovani. Prima si andava via con la valigia di cartone, ora ci si va con la laurea in tasca. In dieci anni, secondo Bankitalia e lo Svimez, 250mila giovani sono andati via. Abbiamo investito 65 miliardi di euro su di loro, fondi che poi abbiamo buttato via. E poi stiamo aspettando ancora che si chiarisca il futuro della riqualificazione di Bagnoli. E questa è responsabilità della politica. Le società pubbliche, solo a Napoli, assorbono cassa per 70\80 milioni: se l’ente pubblico partecipa in società che funzionano non deve uscirne. Ma se perde soldi se ne deve disfare, perché se no servono solo a sistemare politici trombati, ex assessori non eletti. Di scelte meritocratiche nemmeno l’ombra. Ma oggi siamo messi così male che se non si cominciano a fare scelte solo meritocratiche non se ne esce.
Come giudica la manovra economica?
Il Governo avrebbe dovuto usare il bisturi e non l’accetta. Si dovrebbero salvare i centri di eccellenza virtuosi, ma è ovvio che non si può pretendere di salvarli tutti. Piuttosto è necessario valutare pezzo per pezzo.
Nelle politiche del governo il Sud, di fatto, non c’è più.
L’Italia è l’unico Paese europeo che non ha una visione del futuro. La visione strategica che i nostri politici vogliono dare al Meridione ancora non s’è capita. Eppure, specie dopo il problema dei rifiuti, le emergenze ambientali, le discariche, si dovrebbe puntare sull’ambiente e farne il principale punto di programma strategico. Energie rinnovabili, fotovoltaico e l’industria legata all’ambiente sono fondamentali. Anche io ci sto investendo con una mia azienda. Ma, è vero, il Meridione è veramente ignorato. Abbiamo fatto molto male in passato, anche noi imprenditori, e dovremmo cominciare a dimostrare che ora possiamo fare bene. Solo dopo avanzare pretese. E, comunque, mancano personaggi autorevoli: sono tutti troppo legati alle beghe locali, di piccolo potere.
Però ora siamo tornati al nucleare: cosa ne pensa?
Non sono contrario.
La vorrebbe una centrale vicino casa?
No.
Ah, ecco.
... anche perché abito a Posillipo (la zona di Napoli che affaccia sul mare, ndr). Sarebbe davvero difficile mettere un impianto in zona.
Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco è paradigmatico dell’emergenza lavoro: se non si accettano sacrifici non si lavora più.
Al referendum tra i lavoratori ci si aspettava una maggioranza più massiccia in favore del sì. La Fiat vuole investire 750 milioni di euro. E credo che l’azienda non abbia cambiato programma. Invito la Fiom a firmare l’accordo, e poi tra due anni valutiamo se ci sono margini di miglioramento. Ma io dico agli amici della Fiom che in altri Paesi si sono diminuiti le retribuzioni, anche del 40%, pur di salvare l’attività. E poi Pomigliano viene da una storia lunghissima di cattive abitudini. Ma lei lo sa che quando ci sono le elezioni ci sono 1400 assenti? E che quando c’è sciopero i dipendenti mandano i certificati di malattia? Nell’accordo, comunque, non c’è una diminuzione di diritti. La Fiat vuole le sanzioni, ma ha concesso una commissione paritetica proprio per verificare caso per caso. Sarebbe infatti dannoso generalizzare.
Lei, come la Marcegaglia, ha sempre detto no ad un ingresso in politica. Paura di “sporcarsi le mani”?
Un industriale è disponibile se ci sono i presupposti. Ma se, ad esempio, non è libero di scegliere gli assessori è meglio che rimanga al suo posto.
Dica la verità: sta studiando da sindaco di Napoli? (Il mandato di Lettieri scade a novembre, ndr).
In città molti ne parlano. Ma lo escludo categoricamente. Per il momento.
L’imprenditore che decide di investire nel Sud, in Campania, è un eroe?
Il vero eroe è quello che sta già in Campania. Noi di Confindustria premiamo alcune aziende che operano sul nostro territorio da 30\40 anni. Alcuni imprenditori sono stati anche premiati dal presidente Napolitano. Gli altri eroi sono quelli che lavorano sul sociale. Troppo spesso senza mezzi e senza risorse.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






