«Servono più competenze»

Enrico Campofreda

INTERVISTA. A colloquio con Cristopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati. Tra appalti dubbi e gestione dei servizi per gli stranieri che sfugge ai controlli, «il sistema agisce solo secondo criteri economici».

Direttore del Consiglio italiano per i rifugiati, Cristopher Hein accusa un sistema che tratta il rifugiato «in base a una contabilità da ragioniere».
 
Direttore Hein, fra le cooperative che offrono servizi ai rifugiati c’è chi ha intrapreso la via affaristica?
Non voglio accusare nessuno di affarismo. Certo l’esistenza di soggetti che partecipano a gare d’appalto lanciando solo offerte economiche al ribasso anche per servizi molto delicati un po’ mi preoccupa. Mi riferisco innanzitutto all’attività presso l’aeroporto di Fiumicino che viene svolta in convenzione con la Prefettura di Roma. Un impegno difficile perché orienta il destino del cittadino straniero intenzionato a richiedere asilo, che può magari esser privo della documentazione necessaria per l’ingresso. è un compito che necessita di un’altissima professionalità e non può essere svolto da qualsiasi soggetto rivendichi un semplice impegno sociale.  
 
A Fiumicino i servizi sono svolti da Arciconfraternita. Terra ha richiesto al Prefetto di Roma la documentazione della gara d’appalto perché c’è chi afferma che l’assegnazione sia stata diretta
Io sapevo che una gara c’era stata, prima il servizio veniva gestito dalla Croce Rossa poi subentrò Arciconfraternita. Personalmente non ho i documenti che certificano questo passaggio perché, come Cir, non siamo coinvolti.
 
Le istituzioni e amministrazioni locali controllano che i fondi destinati dallo Stato vengano affidati a gestori irreprensibili?
Francamente non penso ci sia molto controllo e non mi risulta ci sia un monitoraggio della qualità dei servizi resi. Ma non ho motivo di dubitare che non ci siano gare d’appalto. Prendiamo l’esempio del Centro Enea, struttura sui generis fuori del contesto dello Sprar (Sistema protezione rifugiati, ndr) e anche fuori dei Cara (Centri di accoglienza gestiti tramite il sistema dei Comuni italiani, ndr) che sono gestiti direttamente dal Ministero dell’Interno attraverso le Prefetture. Per il Centro Enea c’è stato un accordo particolare fra Viminale e Campidoglio in quanto è considerato un centro d’eccellenza. A quella struttura sono stati assegnati servizi non solo d’accoglienza ma d’orientamento legale, sociale, psicologico per ben 400 persone. Anche lì vale il discorso che facevo per Fiumicino, la materia del diritto d’asilo è materia specialistica e complessa, occorre affrontare questioni di giurisprudenza, rapporti con altri Stati e chi non è del mestiere non può svolgere in maniera eccellente l’attività e offrire un servizio ottimale.  
 
Come tutelare allora i rifugiati evitando strumentalizzazioni?
Ripeto: non accuso nessuno di comportamenti speculativi, parlo piuttosto d’una serietà professionale basata sull’esperienza specifica di chi può vantare una conoscenza approfondita e aggiornata. La materia è in continua evoluzione anche a livello internazionale, non ci si può svegliare al mattino e proporsi per questo mestiere. Il criterio con cui si aggiudicano servizi è prevalentemente se non esclusivamente economico e correlato all’offerta. Ci sono soggetti che, di fronte a un’attività delicata come il citato sportello di accoglienza all’aeroporto di Fiumicino, possono permettersi di lanciare offerte sotto costo vista la gestione d’un gran numero d’attività e di un cospicuo giro d’affari. Il sistema che sceglie in base a una contabilità da ragioniere e guarda solo a costi inferiori è poco convincente.   

Commenti

Spero che il coraggio di chi

Spero che il coraggio di chi sta portando avanti quest'inchiesta sia premiato e he tutti coloro che sanno qualcosa parlino ed aiutinio a far luce perchè davvero il commercio sulla vita umana è tra le più tristi azioni del nostro Paese

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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