«Sinistra europea unita, per la pace e la Tobin tax»

Enrico Campofreda
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GERMANIA. I due presidenti del partito tedesco della sinistra Die Linke, Gesine Lotszch e Klaus Ernst, parlano dela manovra fiscale del governo Merkel e del futuro monetario e politico dell’Unione europea.

Frau Lotszch, Herr Ernst il congresso del Partito ha confermato la doppia presidenza, un compromesso o in due si dirige meglio? 
Sì, cerchiamo una duplice direzione a ogni livello del partito. Una guida a due offre la possibilità di mettere insieme esperienze geografiche e umane diverse e la biografia di esponenti della Linke a est è differente da quella di chi è vissuto a ovest. C’è poi da dire che le donne, che sono la maggioranza della popolazione, debbono giustamente essere parte adeguata della direzione.  


La manovra fiscale chiede ai tedeschi 80 miliardi, con tagli al pubblico impiego, alla difesa e addirittura propone di dimezzare i Lander. La Merkel tenta di salvare l’Europa o se stessa, visto il crollo di popolarità?  
Il problema più pesante in questa fase è che in Germania il costo del lavoro è fortemente ridotto rispetto a quanto accade nel resto d’Europa. La riduzione è realizzata in tre modi: contrazione dei salari, cambiamento dei tipi di contratto, sempre più si utilizzano lavoro precario e in affitto, introduzione di misure che restringono notevolmente i sussidi per i disoccupati e per chi perde temporaneamente il lavoro. Die Linke non s’accontenta di un’economia basata sulle esportazioni, pensiamo che occorre rafforzare l’economia interna e far pagare i costi della crisi agli speculatori, non ai lavoratori. Non dobbiamo prendere sul serio la richiesta di dimezzare i Lander, questa discussione è in corso da quando esiste la Repubblica Federale e non è mai approdata a nulla. 
 
Se la moneta unica continuerà a vacillare è a rischio la struttura politica comunitaria?
Speriamo di no. Ma le cose miglioreranno solo con un governo europeo che propugna un’economia sana orientata su occupazione, solidarietà sociale e commercio equilibrato. La questione valutaria deve essere chiarita soltanto dopo aver stabilito le regole del gioco per l’unione economica e sociale. Bisogna finirla con la corsa al ribasso dei salari. L’Europa ha bisogno di un sistema fiscale equo. I ricchi devono pagare tasse adeguate sul patrimonio. Le banche devono pagare le spese della crisi finanziaria e non far passare in cassa chi non ha colpe. I costi della crisi devono ricadere sugli  speculatori. L’idea d’una tassa sulle transazioni finanziarie è più popolare che mai. 
 
Come vedete l’Ue di fronte alle nuove sfide della geopolitica? 
L’Europa ha significato un notevole progresso che garantisce la pace nel nostro continente, ma se non risolviamo le contraddizioni economiche interne la costruzione rischia di crollare. Già si vocifera di alcune Paesi intenzionati ad abbandonare l’Ue. Noi rifiutiamo le missioni di guerra all’estero, la Bundeswehr deve servire alla difesa del nostro Paese. La pace deve avere un ruolo centrale nel continente proprio per impedire possibili frammentazioni. L’attuale politica europea si aliena la simpatia di alcuni e il fatto che il nostro presidente dimissionario abbia giustificato le guerre per meri interessi economici è un aspetto negativo che appartiene a questa separazione fra l’Europa e i possibili partner. 
 
Proprio sull’intervento in Afghanistan il presidente Koheler è scivolato sulla dichiarazione di difesa degli interessi economici tedeschi in quell’area. Sono seguiti imbarazzo e dimissioni. Lapsus o cos’altro?
Horst Koehler si è limitato a dire quello che succede in realtà. Sull’ Hindukush non si difende la nostra libertà ma si proteggono i nostri interessi economici. Tuttavia queste missioni sono coperte dalle decisioni del Bundestag, e la Costituzione tedesca non permette guerre economiche. 
 
Die Linke è in buona saluta ma la Sinistra europea vive enormi difficoltà politiche e organizzative. Ha un senso pensare ancora a un fronte comune? 
Sì. E poiché il capitale ha una dimensione internazionale sarebbe negativo se la Sinistra si ripiegasse su una dimensione nazionale.  
 
(traduzione dal tedesco di Giustiniano Rossi) 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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