«Trattativa in corso»
L'INTERVISTA. Stato e Mafia dialogano ancora oggi. È quanto sostiene Laura Garavini, capogruppo del Pd in Commissione Antimafia: «Approvati troppi provvedimenti che sembrano un regalo alle cosche».
Se fosse per questo Governo, non si arriverebbe mai alla verità né sulle stragi di via D’Amelio e di Capaci, né tantomeno sulla cosiddetta trattattiva. Ne è convinta Laura Garavini, capogruppo del Partito democratico in Commissione Antimafia. Molti dei provvedimenti del centrodestra, a partire dalla negazione del programma di protezione a Gaspare Spatuzza, ad avviso della parlamentare democratica, si inseriscono in una cornice precisa: «La trattativa tra Stato e mafia è ancora in corso».
Condivide le critiche di Granata al provvedimento firmato dal sottosegretario Mantovano nella vicenda di Spatuzza?
«Concordo con Granata. L’unica parola che trovo per definire la posizione di Mantovano è: scandalosa. Si è assunto una responsabilità pesantissima non concedendo il programma di protezione a Spatuzza».
Lei ci vede dietro una strategia precisa?
«Si vuole tappare la bocca a chi parla. È una squallida operazione che cerca di rendere difficile il lavoro a chi cerca la verità. Le procure che stanno indagando sulle vicende delle stragi e della trattativa si trovano drammaticamente sotto organico. Abbiamo anche mandato un esposto al Csm, ma dubito che a breve la situazione possa cambiare. Non credo che da parte del Governo e di Mantovano possano esserci risposte a certi quesiti».
Perché si dovrebbe insabbiare la verità sulla trattativa?
«Perché la trattativa è ancora in corso. Anzi, credo proprio che si stia concludendo in questi mesi».
Si riferisce a una trattativa tra settori dello Stato ed esponenti di Cosa nostra?
Esattamente.
E quali sarebbero i punti sui quali oggi si contratta? Sono gli stessi del papello di Ciancimino?
«Provvedimenti come quello sulle intercettazioni oppure lo scudo fiscale o ancora la negazione del programma di protezione ai pentiti che collaborano con i magistrati sono regali che non sono stati fatti alla mafia all’epoca, ma li stanno facendo ora».
Quali i sono i nomi dei politici che stanno partecipando a questa trattativa?
«Putroppo non abbiamo le prove giudiziarie, ma sarei disposta a farli subito».
Ci sono dei precedenti?
Sì, nel caso di Dell’Utri c’è una sentenza passata in giudicato che dimostra il suo ruolo nel corso della prima trattativa e fotografa i rapporti di Dell’Utri e, tramite lui, dell’allora imprenditore Berlusconi con Cosa Nostra. Dopo la sentenza del maxiprocesso, le famiglie mafiose cercano un nuovo interlocutore politico alternativo alla Dc. La fine della stategia stragista dimostra che la mafia è riuscita a trovare ciò che cercava.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







